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mieloma multiplo

12 Luglio 2023

Belantamab mafodotin in monoterapia nel mieloma multiplo recidivante/refrattario, studio real life italiano

Nonostante ci sia stato negli ultimi anni un significativo miglioramento degli esiti nei pazienti affetti da mieloma multiplo dovuto all'introduzione di  nuovi farmaci, l'insorgenza di resistenza a questi agenti si traduce in una scarsa sopravvivenza. Da qualche tempo, questo importante unmet medical need ha trovato un'efficace risposta grazie all'introduzione di belantamab mafodotin


Nonostante ci sia stato negli ultimi anni un significativo miglioramento degli esiti nei pazienti affetti da mieloma multiplo (Mm) - dovuto all'introduzione di farmaci immunomodulatori (Imid), inibitori del proteasoma (Pi) e anticorpi monoclonali (mAbs) anti-Cd38 - l'insorgenza di resistenza a questi agenti si traduce in una scarsa sopravvivenza con la necessità di nuove terapie efficaci. Da qualche tempo, questo importante unmet medical need ha trovato un'efficace risposta grazie all'introduzione di belantamab mafodotin (belamaf). Quest'ultimo rappresenta il primo coniugato anticorpo-farmaco (Adc) mirato all'antigene di maturazione delle cellule B (Bcma) a essereapprovato per il trattamento di pazienti con Mm recidivante/refrattario(Rrmm)che hanno precedentemente ricevuto almeno quattro linee di terapia, avendo dimostrato un'attività significativa come monoterapia nello studio di fase II Dreamm-2. I principali dati emersi in questo studio sono stati: tasso di risposta globale (Orr)/endpoint primario del 32%; raggiungimento di una risposta parziale (Pr) molto buona (Vgpr) o superiore nel 19% dei pazienti (58% dei responder); nei pazienti che hanno raggiunto una Vgpr maggiore la sopravvivenza globale (Os) stimata è stata di 30,7 mesi, un periodo di tempo mai riscontrato prima in monoterapia su questi pazienti altamente compromessi; il principale evento avverso è stata la cheratopatia ma i cambiamenti della migliore acuità visiva corretta(Bcva) e la visione offuscata erano transitori; fino all'86% di tutti i pazienti che avevano manifestato visione offuscata o peggioramento della Bcva aveva una risoluzione entro la fine del follow-up. Nel complesso il trattamento con belamaf si è tradotto in risposte rapide, profonde, durature e clinicamente significative con un profilo di sicurezza gestibile.

A seguito di queste evidenze ricavate dallo studio clinico randomizzato (Rct) Dreamm-2, sono stati condotti vari studi di vita reale (Rwe, real-world evidence), i risultati di alcuni dei quali sono stati riportati nel corso del 64esimo Congresso dell'American society of hematology (Ash), che si è tenuto a New Orleans nel dicembre scorso. Tra questi, uno studio osservazionale italiano retrospettivo - presentato dal dott. Massimo Offidani, della Clinica di Ematologia, Azienda ospedaliero-universitaria Ospedali riunti di Ancona - volto a valutare l'efficacia e la sicurezza di belamaf in monoterapia in pazienti con Rrmm trattati secondo programmi di uso compassionevole come Named patient program (Npp) ed Expanded access program (Eapin 18 centri italiani sotto l'egida dell'European myeloma network (Emn). L'endpoint primario di questo studio era il tasso di pazienti che raggiungevano un beneficio clinico (Cbr, almeno una risposta minima secondo i criteri Imwg [International myeloma working group]). Gli endpoint secondari erano l'Orr (almeno Pr), la durata della risposta (DoR), la Pfs, l'Os e la sicurezza. I pazienti eleggibili dovevano avere 18 anni di età con una diagnosi di Mm secondo i criteri Imwg, aver ricevuto almeno 4 precedenti terapie ed essere refrattari ad almeno un Pi, un Imid e un anticorpo anti-Cd38. Inoltre, i pazienti dovevano avere un performance status Ecog = 2 e un'adeguata funzione degli organi. Complessivamente, sono stati trattati 67 pazienti con belamaf in monoterapia in 18 centri italiani. La loro età mediana era di 66 anni (range 42-82) e avevano ricevuto da 2 a 10 precedenti linee di terapia (mediana 5). Dopo un follow-up mediano di 12 mesi, il Cbr è stato del 37%, l'Orr del 31% e Vgpr del 18%. La Pfs mediana è stata di 3,7 mesi, l'Os mediana di 12,8 mesi con una DoR mediana di 13,8 mesi. Anche i pazienti che hanno avuto una stabilizzazione della malattia hanno tratto beneficio dal trattamento, in quanto la durata mediana della stabilizzazione è risultata di circa 7 mesi. Per quanto riguarda la sicurezza, belamaf in real life si è rivelato molto maneggevole in quanto, nei 30 minuti di infusione in day hospital, le reazioni sono state molto blande. La cheratopatia e la riduzione dell'acuità visiva (effetti collaterali peculiari di belamaf) sono state abbastanza frequenti ma non tali da determinare un'interruzione del trattamento (avvenuto in meno del 10% dei casi).L'altro effetto collaterale più frequente, la trombocitopenia, è stata osservata nell'87,5% dei pazienti, nel 50% dei quali era di grado 3, ma sempre reversibile. Nel complesso sono stati trovati risultati simili al Dreamm-2 in termini di Orr e Os, ma Pfs e DoR mediane sono sembrate più lunghe. Questi i messaggi-chiave: 1) rispetto allo studio Dreamm-2, la coorte aveva meno linee precedenti di terapia e questo potrebbe essere responsabile di una maggiore durata della Pfs e della maggiore DoR; 2) si conferma in real life la scarsa incidenza di sospensione del farmaco per tossicità oculare, che i clinici hanno imparato a gestire meglio rispetto alla fase iniziale; 3) l'analisi preliminare (essendo prevista la raccolta dei dati di circa 150 pazienti) dei fattori che influiscono sulla Pfs dimostra che classici fattori prognostici (come l'Iss [multiple myeloma international staging system], la citogenetica, la terapia precedente) non influiscono sulla Pfs stessa; questo può stare a significare che il meccanismo d'azione di belamaf è peculiare, differente dagli altri, e quindi può bypassare questo tipo di fattori prognostici.

Fonte: 64th Ash, New Orleans, 2022. Poster 3213.

Articolo tratto dallo speciale Mieloma multiplo.

TAG: MIELOMA

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