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Europa

26 Giugno 2023

Legislazione farmaceutica Ue, Schillaci: potenziali rischi con riforma

La revisione della legislazione farmaceutica UE segna un traguardo importante nella collaborazione tra l’Europa e l’industria farmaceutica. Tuttavia, per il ministro della Salute, la proposta di riforma presenta «potenziali elementi di rischio che potrebbero impattare in diversi ambiti», sottolinea nel messaggio inviato al workshop 'Sulla revisione della Eu's Pharmaceutical Legislation'


La revisione della legislazione farmaceutica dell’UE segna un traguardo importante nella collaborazione tra l’Europa, gli Stati membri e l’industria farmaceutica. Tuttavia, per il ministro della Salute Orazio Schillaci, la proposta di riforma presenta «potenziali elementi di rischio che potrebbero impattare in diversi ambiti», sottolinea nel messaggio inviato al workshop 'Sulla revisione della Eu's Pharmaceutical Legislation', promosso dall'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Secondo Schillaci, «la riduzione dei tempi di protezione della proprietà intellettuale da 8 a 6 anni, in un settore ad alto tasso di innovazione e ricerca, può rappresentare un fattore limitante per gli investimenti. E ciò - avverte - potrebbe penalizzare lo sviluppo di terapie innovative di cui abbiamo sempre più necessità». Dal suo canto, Sandra Gallina, direttrice generale Dg Salute e sicurezza alimentare della Commissione europea, intervenendo all’evento, ha dichiarato: «Noi come commissione non abbiamo la pretesa di avere la palla della scienza in mano - ha aggiunto - e produrre un proposta che possa dirsi finita. Noi siamo il motore, diamo la spinta, però è chiaro che altre istituzioni dovranno esprimersi. Non pensiamo che con questa normativa si possano risolvere tutti i problemi», ma gli obiettivi sono principalmente tre: «Avere uno stesso prodotto in 27 Stati membri»; «innovazione» e «accessibilità, perché a poco vale avere i prodotti se non possiamo a comprarli».

«La sfida - evidenzia Schillaci - è quella di diminuire la dipendenza da mercati terzi, aumentando la produzione di farmaci essenziali nell'Ue, potenziando l'interoperabilità dei flussi informativi. Così come occorre favorire il sostegno ai farmaci orfani e ai farmaci pediatrici, promuovendo la ricerca, l'innovazione e gli investimenti, nella consapevolezza che un sistema che non sa valorizzare la propria capacità di investire in ricerca e sviluppo è destinato a chiudersi in sé stesso e a non crescere». Per il ministro «sono tanti gli attori e i temi da valutare in ambito farmaceutico: c'è innanzitutto il dovere del Servizio sanitario nazionale di tutelare la salute delle persone, assicurando l'accesso ai farmaci migliori, e c'è in gioco anche il ruolo dell'industria farmaceutica italiana, un settore d'eccellenza che, nel contesto delle regole di mercato - conclude Schillaci - va sostenuto nell'interesse di tutti i cittadini, visti sia come pazienti che come lavoratori». Gallina spiega che «il settore farmaceutico è complesso, a oggi ha un mercato che vale un trilione e trecento miliardi. Assorbe circa il 20% dei fondi per la ricerca e lo sviluppo, e in prodotti farmaceutici si spende circa il 2% del Pil, una grossissima spesa che lievita rapidissimamente. Guardando all'ultimo dato consolidato pre-Covid, che ci ha insegnato molto sul mondo farmaceutico e su noi stessi come Europa, questo tipo di mercato era aumentato del 6,8 per cento rispetto all'anno precedente». «Noi vorremmo un'Europa che attrae l'innovazione con una buona protezione della proprietà intellettuale, che noi non abbiamo toccato. Quella rimane immutata» perché «abbiamo un sistema buonissimo», continua.

«Vogliamo evitare quello che vediamo oggi - ha aggiunto -, almeno a livello europeo, con due economie: una dell'innovazione, dei prodotti un po' per i ricchi, e poi un altro mercato parallelo che è una fascia un po' poco protetta», anche da un punto di vista regolamentare. «Abbiamo visto - ha spiegato - un sistema caro e inefficace nel promuovere l'innovazione». Di parere simile anche il presidente della Commissione paneuropea per la salute e lo sviluppo sostenibile Mario Monti, «il più grande strumento strategico di cui l'Europa da decenni dispone è il mercato unico». «Stiamo attenti, cercando di difenderci da certi comportamenti di altri, di non peggiorare il funzionamento del nostro mercato unico - ha proseguito -, perché con l'illusione di fronteggiare strategicamente due grandi potenze continentali, se ci dividessimo frammentando il nostro mercato unico è come se dicessimo a Washington e Pechino, con tutte le differenze del caso: 'cari signori, divide et impera' nei confronti dell'Europa».

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