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17 Marzo 2023

Autonomia differenziata, Cdm approva. Ora l’esame delle Camere

Il consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge sull’autonomia differenziata, “relatore” il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli. Ora il ddl è indirizzato all'esame del Parlamento


Il consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge sull’autonomia differenziata, “relatore” il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli. Ora il ddl è indirizzato all'esame del Parlamento. Sono state inserite ulteriori proposte emendative, inclusa l'insularità che porterebbe ulteriori garanzie in primis a Sicilia e Sardegna. «Il mio obiettivo – ha spiegato Calderoli – è far correre il nostro Paese come un treno ad alta velocità, superando i divari che il centralismo attuale ha cristallizzato e permettendo a tutti di migliorare nel segno dell'efficienza, dello sviluppo, della trasparenza e della responsabilità». Il principio della bozza è favorire il trasferimento di poteri – in temi come sanità, istruzione, lavoro, formazione, tutela dell’ambiente – dallo stato alle regioni in massimo 23 materie oggetto di legislazione concorrente elencate nella riforma federalista della Costituzione del 2001. Nel 2017, Lombardia e Veneto hanno chiesto di gestire tutte le materie devolvibili, l’Emilia-Romagna 15, il Piemonte 12. La Liguria ha chiesto la gestione esclusiva di grandi reti di trasporto e navigazione e persino Puglia e Campania hanno approvato pronunciamenti pro-autonomia in materia di sanità.

Ad oggi, il ddl non dice se le regioni rese autonome potranno avere anche più soldi per gestire le materie devolute, trattenendo una parte delle imposte pagate allo stato. L’iter per rendere autonoma una regione è affidato a singole intese con il governo, prima delle quali vanno definiti, quest’anno, i livelli essenziali delle prestazioni, incluse quelle che servizio sanitario e servizi sociali devono passare in tutta Italia come set minimo. Se per le LEP si sforano i tempi, sarà istituito un commissario. Contro eventuali ritardi la bozza Calderoli prevedeva che se non si arriva a una quadra il LEP vengono decisi sulla base della spesa storica, ma nell’ultima bozza si sottolinea che il governo, anzi il premier, avrebbe l’ultima parola (il presidente campano Vincenzo De Luca chiede un organismo indipendente dalla politica per le determinazioni).
Approvati i LEP, ciascuna intesa stato-regione richiederà un percorso della durata di circa sei mesi complessivi. Il premier (o il ministro per gli Affari regionali) porrà alla fine il testo concordato all’approvazione della regione, ed entro 30 giorni è previsto che il Consiglio dei ministri vari la delibera da trasmettere alle Camere; queste ultime la voteranno a maggioranza assoluta come legge costituzionale: adesso hanno 60 giorni di tempo. L’accordo con cui lo Stato attribuisce funzioni di autonomia differenziata a una Regione ha una durata di 10 anni ed è reversibile. Alla scadenza si intende rinnovato, ma con legge costituzionale, da votarsi a maggioranza assoluta delle camere, lo Stato o la Regione possono chiederne la cessazione. Premier o ministro dell’economia possono verificare se la regione rispetta l’intesa nell’erogare i Lep e una Commissione paritetica Stato-Regione annualmente valuta se di fatto per la sua autonomia la regione sta spendendo troppo. 

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