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06 Febbraio 2023

Elezioni, riduzione liste d’attesa uno dei temi cruciali. I temi sanitari in discussione

Dal Lazio alla Lombardia c’è un punto in comune nei programmi delle forze politiche in competizione per le elezioni del 12 e 13 febbraio: tutte si focalizzano sul problema delle liste d’attesa “infinite” che nel Lazio, tra l’altro, sta creando persino migrazione sanitaria verso altre regioni


Dal Lazio alla Lombardia c’è un punto in comune nei programmi delle forze politiche in competizione per le elezioni del 12 e 13 febbraio: tutte si focalizzano sul problema delle liste d’attesa “infinite” che nel Lazio, tra l’altro, sta creando persino migrazione sanitaria verso altre regioni. Dati Agenas pubblicati da Dataroom Corsera fanno i conti sull’impatto dell'emergenza pandemia sulla diagnostica: rispetto al 2019, nel 2020 e nel 2021 erano stati eseguiti in meno quasi 13 milioni di prime visite (7,9 nel 2020 e 4,9 nel ’21) e 17,1 milioni di controlli (10 milioni nel 2020 e 7 nel ’21). Tra gli esami, erano stati persi 1,3 milioni di eco addome, 3 milioni di ecg e oltre 500 mila mammografie. Nel 2022 la richiesta di visite ed esami –se si prende ad esempio la Toscana, dati Agenas – risulta cresciuta di un 25-30%. Ma l’offerta stenta a tornare ai livelli 2019. Stando ad una proiezione sulle 20 regioni, le prime visite onorate nel 2022 sarebbero 3 milioni in meno del richiesto, i controlli 5 milioni in meno, per avere la mammografia o l’eco addome – cioè esami salvavita – 127 mila e 134 mila italiane ed italiani si sarebbero rivolti al privato (la spesa diretta dei cittadini è lievitata a 35 miliardi di euro) o peggio avrebbero rinunciato.

Nel Lazio, alla vigilia dell’appuntamento elettorale, la palese connessione tra attese e carenze di personale, che causa tra le altre cose l’intasamento dei pronto soccorso di utenti in cerca di diagnosi “zero cost”, è al centro di due importanti esternazioni, una del presidente Omceo Roma Antonio Magi intervistato dall’agenzia Dire e l’altra del segretario Fimmg Pierluigi Bartoletti. Magi sottolinea il deficit d’offerta e nello specifico lo spopolamento avvenuto nei poliambulatori distrettuali delle Asl dove lavorano gli specialisti ambulatoriali, categoria in prevalenza extra-ospedaliera che lui rappresenta essendo segretario nazionale del sindacato Sumai. «Fino a poco tempo fa il Lazio poteva contare su luoghi e distretti dove c'erano circa 200 specialisti impegnati sul territorio, mentre oggi il numero si è ridotto a non più di 20», spiega Magi, sottolineando come i servizi sanitari nazionale e regionali dovrebbero investire «su tutte le categorie, dalla medicina generale alla specialistica del territorio fino alla specialistica dell'ospedale, senza divisioni e compartimenti stagni ma utilizzando tutte le risorse disponibili per coprire subito i buchi attuali». Altro obiettivo per la prossima giunta, tagliare la burocrazia eccessiva che caratterizza la sanità. «Il medico deve fare il proprio mestiere, la parte amministrativa va fatta da chi fa amministrazione, ciò vale sia per i mmg, sia per gli specialisti». La ricetta del segretario Fimmg non passa solo da investimenti sul personale, ma anche dalla razionalizzazione dell’offerta e dal governo della domanda. Per quanto riguarda l’offerta, spiega Bartoletti, «oggi nel Lazio il sistema pubblico Recup gestisce circa il 25% delle prestazioni in agenda. Il rimanente è gestito da privati accreditati con Cup locali. Tutti i tentativi di far entrare nel Recup l'offerta privata accreditata, come previsto da molti atti regionali non hanno prodotto i risultati sperati. Peraltro, senza intervenire sul fronte della domanda si produrrebbe solo più inappropriatezza e spese ingiustificate».

Quanto alla domanda, Bartoletti suggerisce di dotare il medico prescrittore di strumenti di invio selezionato agli erogatori e di puntare sulle centrali ospedaliero-territoriali. Inoltre, esorta ad investire sulle esperienze di successo. Le Unità speciali di continuità assistenziale Uscar attive nei picchi del Covid, nate dalla sinergia tra l'Istituto Spallanzani e la Medicina generale, hanno espletato diagnostica di primo livello, domiciliarità, vaccini, cura, interventi in strutture di degenza, per acuti o lungodegenti, prevenzione, somministrazione di anticorpi monoclonali, e hanno effettuato test e screening su grandi popolazioni o in contesti particolari come aeroporti e porti». Inoltre, l'Inmi Spallanzani ha creato in corso di pandemia «una rete di studi di medicina generale, 52, dotati di strumenti di diagnosi infettivologica ai fini di monitoraggio dei patogeni presenti o emergenti, in grado di disporre di una rete di ricerca sul territorio connessa alla struttura ospedaliera e in grado di fornire un valido contributo formativo e scientifico oltre che professionale».


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