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sanità

20 Gennaio 2023

Psichiatria, in Lombardia centri che chiudono e poche risorse

In 3 anni sono saltati i cardini del sistema salute mentale in Lombardia, un problema che coinvolge fino al 30% della popolazione: secondo una stima basata sui dati di Ats Milano e Agenas, mancano 300 psichiatri e 2mila tra infermieri, psicologi, educatori e assistenti sociali


Psichiatria, in Lombardia centri che chiudono e poche risorse

"In 3 anni sono saltati i cardini, già precari, del sistema salute mentale in Lombardia, un problema che coinvolge dal 20 al 30% della popolazione: secondo una stima basata sui dati di Ats Milano e Agenas, mancano 300 psichiatri e 2mila tra infermieri, psicologi, educatori e assistenti sociali".
L'allarme arriva dal Coordinamento direttori di Psichiatria della regione, dalla Società italiana di psichiatria (Sip) e dalla sua sezione lombarda (Sip-Lo): "I centri chiudono, ci sono poche risorse e buchi gravissimi nell'assistenza", denunciano, avanzando 5 proposte per tamponare l'emergenza tra cui l'istituzione di un'Agenzia regionale per la salute mentale. Del tema si discuterà anche al prossimo Congresso nazionale della Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf), a Milano dal 25 al 27 gennaio.

Gli psichiatri lanciano l'Sos "mentre da un lato la pandemia ha aumentato drammaticamente le richieste di cura in alcune fasce di popolazione, in particolare adolescenti e giovani adulti e persone anziane - ricordano in una nota - e dall'altro la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) ha portato all'affidamento ai servizi di salute mentale di un numero sempre crescente di soggetti autori di reato in assenza di adeguate e concordate procedure e risorse, con grave rischio per l'incolumità di operatori e pazienti ricoverati nelle strutture ospedaliere e/o residenziali". Infine, rilevano primari e specialisti, "più di altre discipline la Psichiatria, insieme alla Neuropsichiatria infantile e ai Servizi per le dipendenze, si è trovata in enorme difficoltà nel reclutamento del personale infermieristico e soprattutto medico-specialistico".
Una situazione che "ha già portato alla chiusura di diversi servizi di cura ospedalieri e territoriali rendendo quasi impossibile, nelle aree distanti dai grandi centri urbani, garantire risposte di cura ai cittadini e alle loro famiglie, e costringendo gli operatori a condizioni di lavoro non sicure. Ora serve un gesto politico chiaro da parte della prossima amministrazione regionale - esortano gli esperti - per porre fine a questa condizione".

"Regione Lombardia ha storicamente strutturato un sistema di servizi frutto di un'integrazione tra pubblico e privato che, pur in una condizione di risorse troppo limitate e non equamente distribuite sul territorio regionale, ha sempre cercato di garantire, grazie all'impegno di tutti gli operatori coinvolti, una risposta ai bisogni di salute dei cittadini", osservano i responsabili del Coordinamento direttori di Psichiatria (Giancarlo Cerveri, Carlo Fraticelli, Piero Antonio Magnani, Marco Toscano e Antonio Vita), insieme alla presidente della Sip, la bergamasca Emi Bondi, al presidente della Sip-Lo, Mauro Percudani, e al presidente eletto Massimo Clerici. Ma "nel corso di questi ultimi 3 anni - rimarcano - pandemia e chiusura degli Opg, su tutto, hanno enormemente messo alla prova il sistema, rendendolo in alcune aree incapace di rispondere in modo accettabile al diritto alla salute".

"Al fine di garantire un'adeguata risposta di cura a tutti i cittadini lombardi, e considerato il perdurare di tali gravi carenze nel corso dei prossimi anni", gli psichiatri ritengono "utile definire un programma di fondo che possa permettere l'equilibrio del sistema tra domanda di salute e risorse a disposizione". Ecco nel dettaglio i 5 punti proposti. Primo, "attribuzione di un'attività programmatoria forte a livello regionale, capace di definire i bisogni dell'area della salute mentale, nel contesto della programmazione sanitaria dell'organizzazione dei servizi e delle risorse, contrastando la deregolazione lasciata alle decisioni di singole realtà territoriali". Viene suggerita quindi la "creazione di un'Agenzia regionale per la salute mentale, capace di fornire risposte eque e di valore a tutti i cittadini in tutti i territori".

Il secondo punto riguarda la "promozione della centralità del servizio pubblico nel definire le priorità dei bisogni, delle risposte di cura e dei percorsi per la salute, in integrazione con gli erogatori privati". Terzo: "Definizione di un nuovo Piano operativo regionale per la salute mentale". Quarto: "Attivazione di risposte urgenti per giungere al reclutamento del personale che permetta di riattivare i servizi essenziali in tutte le aree della Lombardia, tramite modifica delle modalità concorsuali, incentivazioni economiche nelle aree disagiate ed eventuale transitoria deroga delle norme di reclutamento". Quinto: "Definizione di specifiche aree di attività da svolgere da parte del personale del Dipartimento di salute mentale e dipendenze (Dsmd) all'interno delle Casa di comunità, con presenza per fasce orarie e con modalità organizzate di collaborazione con medici di medicina generale e specialisti ambulatoriali da parte di operatori di tutte le professionalità presenti nel Dsmd".

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TAG: SALUTE

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