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23 Dicembre 2022

Autonomia differenziata, riparte l’iter della riforma. Ecco che cosa prevede

"Rallentare chi traina non è coesione". Lo ha affermato il Ministro per gli affari regionali, Roberto Calderoli, illustrando il suo piano per l’autonomia successivo alla presentazione della bozza il 17 novembre che accompagnerà tre regioni a statuto ordinario a spiccare il volo secondo costituzione riformata nel 2001


Autonomia differenziata, riparte l’iter della riforma. Ecco che cosa prevede

"Rallentare chi traina non è coesione". Lo ha affermato il Ministro per gli affari regionali, Roberto Calderoli, illustrando il suo piano per l’autonomia successivo alla presentazione della bozza il 17 novembre che accompagnerà tre regioni a statuto ordinario a spiccare il volo secondo costituzione riformata nel 2001. Per Calderoli, bisogna evitare che rallentamenti di qualcuno «colpiscano anche chi, invece, sarebbe in grado di correre e di assumere un ruolo trainante per gli altri».

Autonomia a diverse velocità – Mani più libere in sanità, istruzione, turismo, ambiente, lavoro (ma anche rapporti internazionali e con l’Unione europea) non le chiedono solo Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna. Il dibattito al Nord è partito nel 2017 con i referendum nelle prime due regioni. Che poi con l’Emilia-Romagna hanno firmato accordi nel 2018 con lo Stato per darsi margini di azione sulle 23 materie previste dalla Costituzione rivista nel 2001. Il viaggio intrapreso ora porterà una cabina di regia nazionali e commissioni paritetiche tra lo stato e ciascuna regione in grado di definire le modalità d’attribuzione delle risorse atte a gestire le nuove competenze. In Sanità le tre regioni avrebbero la possibilità di rimuovere vincoli di spesa nel gestire il personale pubblico e quindi di sbloccare il turnover, di programmare l’accesso alle scuole di specialità, persino di inserire con loro criteri farmaci in prontuario, ma attenzione, nel solo caso di equivalenza. Negli anni successivi, altre sette regioni – Campania, Liguria, Lazio, Marche, Piemonte, Toscana e Umbria – hanno incaricato il Presidente di chiedere al Governo l’avvio delle trattative mentre Basilicata, Calabria e Puglia) hanno assunto iniziative preliminari.

Il nodo dei LEP - In questo iter c’è almeno un’incongruenza. L’autonomia di una regione è sancita con legge dello stato, ma – in particolare dal Sud – anche Regioni che la chiedono, in vista delle concessioni alle tre regioni del Nord partite per prime, pongono la pre-condizione che siano individuati i Livelli essenziali delle prestazioni da garantire lungo tutta la Penisola. E questi “LEP”, dovrebbero arrivare con un decreto, o un regolamento, o un dpcm, insomma una misura di rango più basso della legge. Tra i governatori, Roberto Occhiuto (Calabria) ha poi ricordato in questi giorni che «in 20 anni i LEP non sono mai stati fatti». Per il presidente della Puglia Michele Emiliano per i LEP «serve una legge cornice, il Parlamento deve dirci entro che ambiti ci si deve muovere e la scuola, per esempio, non può rientrare nell’autonomia differenziata». Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, pone quattro condizioni. Primo, solo definiti i Lep, e dunque i costi standard per i servizi, si può andare avanti; secondo, si ragiona di decentramento ulteriore di poteri a condizione di superare la spesa storica, cioè il criterio di distribuzione di risorse che ha visto penalizzato drammaticamente il Sud; terzo, le Regioni del Nord non possono utilizzare il residuo fiscale, cioè il 10% dell'IVA maturata in regione altrimenti, in quanto regioni con base imponibile e base produttiva ricca, continuerebbero a rafforzarsi a discapito del Sud; quarto, no a contratti regionali integrativi per il personale che spezzerebbero l'unità nazionale.

Il Piano Calderoli – Calderoli ha presenti le preoccupazioni del Sud e chiede che i LEP siano individuati entro 6 mesi e che la loro individuazione sia coordinata con la loro realizzazione nei casi in cui quest’ultima sia prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Se ci saranno ritardi sulla determinazione dei LEP, interverrà una cabina di regia presieduta dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e potrà essere nominato un Commissario con specifici compiti e poteri. Nei primi sei mesi del 2023 andranno determinati i LEP con relativi costi e fabbisogni standard (esempio, tempi uguali in tutto il Paese per il rilascio di una carta di identità), i restanti sei mesi serviranno alla “devolution” di poteri alle regioni partite per prime.

Il Distretto di Roma - A Roma c’è preoccupazione per un eventuale svuotamento dei compiti dei ministeri. Calderoli pensa ad una Cabina di regia tecnica “dedicata e stabile". E rassicura non solo sui LEP ma sull’appoggio alla creazione di una nuova entità territoriale, “Roma Capitale”. Un nuovo distretto sulla scia di Berlino o Madrid, rispettivamente land in Germania e regione autonoma in Spagna, sul quale punta –sempre nella maggioranza - il ministro degli esteri Antonio Tajani. Per lui, non solo «l'autonomia non deve assolutamente accentuare il divario tra Nord e Sud» ma «non può danneggiare la Capitale. Ne va dell'importanza dell'intero sistema Italia».

Le reazioni – Dall’opposizione, giunge il monito di Francesco Boccia, ex ministro per gli Affari regionali, più centrato sulle conseguenze del federalismo in materia di diseguaglianze: «Non accetteremo che i Livelli delle prestazioni siano stabiliti con un provvedimento amministrativo come un Dpcm. Si parla di diritti universali come scuola, sanità, assistenza e trasporto pubblico locale da garantire a tutti, da Nord a Sud». E per Mara Carfagna, presidente di Azione, «non basta definire i Lep, bisogna anche finanziarli. Altrimenti è una nuova 'porcata'».

TAG: FONDI, SANITà GOVERNO

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