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28 Febbraio 2024

Autonomia differenziata, i dati Crea sulle performance delle Regioni

Torna nel mirino degli analisti di sanità il ddl Calderoli sull’autonomia differenziata, approvato al Senato e ora all’esame della Camera. Anche le analisi del CREA Sanità confermano il gap sanitario tra Regioni, specie tra Nord e Sud. Un allarme lanciato tra gli altri da Gimbe e Svimez


Autonomia differenziata, i dati Crea sulle performance delle Regioni

Torna nel mirino degli analisti di sanità il ddl Calderoli sull’autonomia differenziata, approvato al Senato e ora all’esame della Camera. Anche le analisi del CREA Sanità confermano il gap sanitario tra Regioni, specie tra Nord e Sud. Un allarme lanciato tra gli altri da Gimbe e Svimez durante l’iter della bozza in parlamento. L’esame prende spunto sia dalle analisi dell’11° Rapporto Crea sulle performance regionali. Quelle del giugno 2023 nonché le tendenze per il 2024. Lo scorso anno lo studio ha valutato sei aspetti dei 21 servizi sanitari regionali e delle province autonome: su Appropriatezza, Equità, Sociale, Esiti, Economico-finanziaria, Innovazione, la verifica a cura di oltre 100 tra DG Asl ospedali, professionisti sanitari, istituzioni, utenti e industria ha promosso otto enti territoriali (di cui tre a pieni voti), ne ha rimandati sette e ne ha ‘bocciati’ sei. La nuova analisi è in fase di realizzazione e sarà conclusa a fine primavera 2024 ma affiorano già i punteggi migliori, ottenuti da Veneto, Trento e Bolzano: oltre la soglia del 50% del risultato massimo ottenibile, rispettivamente 59, 55 e 52%. Seguono Toscana, Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia e Marche con indici di Performance tra il 47 e il 49%. Livelli abbastanza omogenei, seppur inferiori (range 37-43%) per Liguria, Friuli-VG, Lazio, Umbria, Molise, Valle d’Aosta e Abruzzo. Invece sei regioni del Sud, Sicilia, Puglia, Sardegna, Campania, Basilicata e Calabria, hanno livelli sotto il 32%. In sostanza i cittadini del Centro Nord possono stare abbastanza tranquilli e quelli del Sud potrebbero avere difficoltà.

A gennaio alla presentazione del 19° Rapporto Crea Sanità una valutazione intermedia su cinque ambiti– esiti, equità, prevenzione, assistenza ospedaliera ed extra-ospedaliera, assistenza farmaceutica– aveva evidenziato tra le altre cose maggior incidenza di spese “catastrofiche” nelle famiglie delle regioni più disagiate. Ciascun ambito era riferito a 12 indicatori: mortalità evitabile, prevenibile e trattabile per 1.000 abitanti; percentuale di famiglie tra impoverite, soggette a spese sanitarie catastrofiche o con disagio economico per spese sanitarie; percentuale di coperture vaccinali contro l’influenza nell’anziano over 65; percentuale bambini di 8-9 anni in sovrappeso; percentuale di fumatori adulti 18-69 anni; tasso di ospedalizzazione standard acuti ordinari per 1.000 abitanti; variazione tra 2010 e 2017 degli assistiti in istituti o centri di riabilitazione accreditati; variazione percentuale nel 2021 sul 2019 delle prestazioni di specialistica ambulatoriale pro-capite; percentuale di over 75 che hanno fatto ricorso all’assistenza domiciliare; scostamento dal tetto della spesa farmaceutica pro-capite in euro. Solo dieci Regioni hanno il maggior numero di indicatori superiori alla media nazionale e sono tutte del Centro-Nord; compare anche la Sicilia. Lombardia e Toscana hanno 10 indicatori su 12 superiori alla media nazionale. La Puglia, al contrario, ha 10 indicatori inferiori alla media nazionale su 12. Gli indicatori relativi a spese “catastrofiche” delle famiglie sono soprattutto al Sud, dove è poi scarso il ricorso all’assistenza domiciliare per gli anziani e basso è il tasso di assistiti in strutture residenziali e semiresidenziali. “È evidente – sottolineano gli esperti Crea Sanità – che il denominatore comune è la debolezza estrema dell’assistenza territoriale sociosanitaria”.

Nei prossimi anni è attesa una discesa del rapporto tra spesa sanitaria nel Fondo nazionale e prodotto interno lordo. Perché la cura dimagrante tendenziale non si traduca in peggioramento, il Rapporto Crea chiede investimenti extra per almeno 15 miliardi nel medio periodo. Inoltre, il Ssn dovrebbe ripensare l’organizzazione dell’offerta clinica, includendo la presa in carico dei bisogni sociali ed incentivando l’adozione di stili di vita ‘sani’. Va poi combattuto il disagio economico che porta alla rinuncia alle cure tra le famiglie meno abbienti. Per il Centro studi fondato da ricercatori dell’Università Tor Vergata, in vista di una devolution di poteri in sanità (in primis a Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, ndr), andrebbero rivisti i criteri di riparto del fondo sanitario. “Dal 2023 si è intervenuti giusto per inserire il parametro della ‘deprivazione’, ma tale modifica ha spostato relativamente poco l’allocazione delle risorse”. In realtà nessuna regione riesce a erogare i Livelli essenziali di assistenza con le sole risorse del Fondo sanitario nazionale. E le entrate proprie, tratte da imposte per il finanziamento della Sanità, al momento garantiscono ad ogni regione un gettito difforme, “anche in ragione delle diverse incidenze di residenti esenti”.

TAG: AUTONOMIA DIFFERENZIATA

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