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sanità

05 Dicembre 2023

Mobilità sanitaria interregionale in crescita. Ecco le principali Regioni di destinazione

Secondo l’analisi dell’Agenas le mete preferite per i ricoveri restano Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Al Meridione ma migliora la condizione di Campania e Sicilia


Mobilità sanitaria interregionale in crescita. Ecco le principali Regioni di destinazione

Gli italiani continuano a migrare per andarsi a curare. Specie per chi abita al Sud, le Regioni di destinazione restano sempre tre: Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. A fare un’analisi dettagliata per il secondo anno consecutivo sulla mobilità sanitaria interregionale è l’Agenas nel periodo dal 2017 al 2022. In questo lasso di tempo, il trend di mobilità per quanto riguarda i ricoveri ospedalieri, e in particolare verso il privato accreditato è stato costante, tranne il brusco calo dovuto alla pandemia nel 2020, e ha mosso poco sotto i 3 miliardi di euro di spesa per le Regioni. I pazienti per ricoverarsi si spostano soprattutto da Campania, Calabria e Sicilia. “La Lombardia - illustra Maria Pia Randazzo, responsabile unità operativa statistica e flussi informativi sanitari dell’Agenas - si mantiene la Regione con il più alto saldo positivo. Nel 2022, però, in Campania e in Sicilia c’è stata una riduzione del saldo negativo e quindi un leggero miglioramento. In Campania in particolare c’è un interessante aumento sulla attrattività di alta specialità”. Altra nota che emerge riguarda il Lazio che riduce più del 50% il saldo negativo rispetto al 2017 specie sull’alta complessità.

Visite diagnostiche ed esami
Il trend generale della mobilità interregionale per le prestazioni specialistiche ambulatoriali negli ultimi cinque anni, dal 2019 al 2023, è in crescita. Nel primo semestre di quest’anno è stato registrato il valore più alto della serie con 330 milioni di euro. Le principali Regioni attrattive in questo caso sono Lombardia, Veneto e Toscana mentre quelle da cui si parte sono ancora Campania, Calabria e Sicilia.

Fuga nel vicinato
Nel report non vengono osservati solo gli spostamenti dal Sud al Nord, ma anche quelli fra Regioni confinanti o comunque molto vicine. La cosiddetta mobilità di prossimità riguarda in particolare il settentrione dove (sempre per i ricoveri) è al 24%, al centro scende al 12,6% e al Meridione è al 5,7%. Le percentuali salgono se si guarda agli spostamenti di prossimità per le specialità ambulatoriali. Il dato al Nord è al 33%, al centro il 19% e al Sud al 12%. Ci sono poi Regioni, come il Piemonte, che nel periodo considerato hanno invertito la tendenza, passando da un saldo di mobilità negativo a uno positivo.

Mettere mano al fenomeno
“Il tema mobilità è un tema di cui diamo elementi ogni anno ma finora nessuno ha voluto mettere mano perché è difficile”, afferma Domenico Mantoan, direttore generale di Agenas. “Da una parte c’è il diritto del cittadino a farsi curare dove vuole”, ma dall’altra “abbiamo - osserva - 3 miliardi di differenziale attivo di soldi che vanno da alcune Regioni ad altre”. Poi c’è la preferenza del privato accreditato a discapito del pubblico: “questo è un fenomeno determinato da scelte della politica - spiega - perché per anni è stato bloccato il programma delle assunzioni in alcune regioni del Sud”.
Il vertice dell’Agenas ricorda inoltre che nonostante le iniezioni di personale in più, il pubblico (tranne in Toscana) non è riuscito a eguagliare i modelli di efficienza che raggiungeva nel 2019.



Questione di fiducia
Nella ricerca di prestazioni, i cittadini sono spinti da due fattori, secondo Sabrina Nardi, consigliera Salutequità: qualità e tempo di risposta. “La qualità - spiega - è data dalla fiducia riconosciuta. Il Piano nazionale esiti (elaborato da Agenas, ndr) ci dà delle informazioni, ma a volte le scelte si basano sul passaparola. La fiducia nei professionisti sanitari, secondo l’Istat, va di pari passo con la capacità delle Regioni di garantire i Livelli essenziali di assistenza (Lea). Il tema della qualità e della tempestività sono fattori secondo l’Oms determinanti per l’equità nell’ambito della salute. Siamo lenti e anche per questo il privato riesce a rispondere ai bisogni espressi dai cittadini. Lo step successivo deve essere un miglioramento dell’efficienza e della qualificazione”.



Monitoraggio strategico
Il fenomeno della mobilità “è strutturale e di sistema”, commenta Giovanni Migliore, presidente della Federazione italiana delle aziende sanitarie ospedaliere (Fiaso), che punta l’attenzione sul ruolo strategico giocato da monitoraggio e pianificazione. “Nella mia esperienza - racconta - gli interventi che hanno cercato di migliorare il bilancio non hanno mai portato a un risultato tangibile. Sulla mobilità passiva che resta costante ci dobbiamo interrogare e dire che serve un intervento sovraregionale”. Ma i dati dell’Agenas, secondo Migliore, fotografano anche una realtà al Sud determinata da dieci anni di piani di commissariamento: “se non si dà - dice - la possibilità ai direttori generali di investire su una linea di attività che produrrà i suoi frutti nel tempo, sarà complicato recuperare le difficoltà strutturali”.



Ripartire dal territorio
Chi punta a riformulare i servizi è Luca Coletto, assessore alla sanità della Regione Umbria. “Le esigenze della popolazione - dice - cambiano. I cittadini hanno bisogno di servizi di prossimità. Sappiamo tutti che la maggior parte delle persone in ospedale non ci va per essere ricoverata ma per i servizi. Spostarli nel territorio ha dei vantaggi: non si espongono a infezioni gli anziani e si dà la possibilità di avere servizi mirati. È opportuno fare accordi di confine che siano vantaggiosi per le Regioni perché la ‘guerra’ va a depotenziare il Servizio sanitario nazionale”.

TAG: AGENAS

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