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25 Luglio 2023

Autonomia, Fondazione Gimbe: togliere la sanità dalle richieste delle Regioni del Nord

Audita in commissione affari sociali del Senato, la Fondazione GIMBE ha chiesto di togliere la sanità dalle materie su cui le Regioni possono richiedere più autonomia. Si rischia di ampliare i gap già esistenti tra Nord e Sud


Audita in commissione affari sociali del Senato, la Fondazione GIMBE ha chiesto di togliere la sanità dalle materie su cui le Regioni possono richiedere più autonomia. Si rischia di ampliare i gap già esistenti tra Nord e Sud. Giorni fa il Comitato per l’individuazione dei “LEP” insediato al ministero per gli Affari regionali ha suggerito di non approvare più entro l’anno i “livelli essenziali delle prestazioni”, che pure era necessario definire nella tabella di marcia per l’autonomia differenziata di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, bensì di basarsi sui livelli essenziali di assistenza esistenti; anche in sanità.
Ricordiamo che il “CLEP” guidato da Sabino Cassese è da poco orfano di Giuliano Amato, Franco Bassanini, Franco Gallo, Sandro Pajno, insigni giuristi che si sono dimessi per l’impossibilità di arrivare ad una definizione dei LEP in tempo. Il presidente GIMBE Nino Cartabellotta in Senato ha ricordato che i “LEA” oggi «non sono esigibili in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale». Resistono «grandi diseguaglianze tra Nord e Sud, e aumenteranno se si assegna più autonomia alle più ricche Regioni del Nord».

Nel monitoraggio LEA realizzato con il nuovo sistema di garanzia del Ministero della Salute, la griglia da cui origina la “pagella” dei LEA, che identifica Regioni adempienti, e meritevoli di accedere alla quota di finanziamento premiale del fondo sanitario, ed inadempienti, dal 2020 utilizza 22 indicatori divisi in tre aree: prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Le Regioni possono ottenere un punteggio tra 0 e 100 in ogni area; sono considerate adempienti se raggiungono almeno 60 punti in tutte le tre aree; se il punteggio è “insufficiente” anche in una sola area la Regione è inadempiente. «Considerato che il 2021, come il 2020, è stato segnato dall’emergenza pandemica – precisa Cartabellotta – il monitoraggio dell’erogazione dei LEA è stato effettuato dal Ministero della Salute solo a scopo di valutazione e informazione, senza impatto sulla quota premiale». Con il nuovo sistema nel 2021 rispetto al 2020 le Regioni adempienti salgono da 11 a 14. Ma del Sud ci sono solo Abruzzo, Basilicata e Puglia, con i punteggi più bassi tra le “promosse”. C’è tutto il Nord, anche la Liguria. Rimangono inadempienti Campania, Sicilia, Sardegna, Molise, Provincia di Bolzano e Valle d’Aosta; in particolare, la Sardegna ha punteggio insufficiente in due aree; Calabria e Valle D’Aosta in tutte e tre le aree. GIMBE ha inoltre costruito una classifica di Regioni e Province autonome sommando i punteggi ottenuti nelle tre aree e riportando i risultati in ordine decrescente suddivisi in quartili. 

«Il punteggio totale –commenta Cartabellotta– enfatizza ulteriormente il gap Nord-Sud: infatti, nei primi 10 posti si trovano 6 Regioni del Nord, 4 del Centro e nessuna del Sud; in fondo alla classifica si collocano, ad eccezione della Valle D’Aosta, solo Regioni del Sud». Sardegna e Valle d’Aosta nel 2021 hanno peggiorato le proprie performance, in tutte le altre Regioni dopo lo “stress test” del 2020, i punteggi LEA sono aumentati. Ma in maniera differente. In Basilicata, Liguria, Lombardia e Calabria di oltre 30 punti; a Bolzano ed in Molise, Abruzzo, Campania tra 20 e 30 punti; in Umbria, Toscana, Friuli Venezia Giulia e Marche tra 10 e 19 punti; in Piemonte, Lazio, Provincia Autonoma di Trento, Sicilia, Emilia-Romagna, Veneto e Puglia di meno di 10 punti. «I dati documentano da un lato, la netta ripresa di regioni (Lombardia, Liguria) colpite nel 2020 in maniera molto violenta dalla prima ondata di Covid-19; dall’altro, c’è il parziale recupero di numerose regioni inadempienti nel 2020, quasi tutte al Centro-Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Provincia Autonoma di Bolzano), di cui tuttavia solo l’Abruzzo e la Basilicata diventano adempienti nel 2021». Si registra un netto miglioramento nell’area della prevenzione (+159 punti) e nell’area ospedaliera (+135 punti). «Ma il netto miglioramento nella prevenzione – dice Cartabellotta – non è sufficiente a colmare il crollo (-263 punti) registrato tra il 2019 e il 2020 sia per gli esigui investimenti in quest’area, sia perché il già scarso personale in forza ai dipartimenti di prevenzione è stato impiegato in prima linea nella campagna vaccinale».

«Il monitoraggio del Ministero –conclude il presidente GIMBE– conferma il gap strutturale Nord -Sud proprio nel momento in cui il “CLEP” ritiene che in materia di salute non sia necessario definire i LEP, vista la presenza dei LEA. Questa proposta suggerisce per le maggiori autonomie in sanità una scorciatoia pericolosa, visto che il Ddl Calderoli rimane molto vago sul finanziamento oltre che sulla garanzia dei LEP. Considerato che le nostre analisi sull’esigibilità dei LEA confermano anche per l’anno 2021 un enorme gap Nord-Sud, è evidente che senza definire, finanziare e garantire i LEP, le maggiori autonomie in sanità legittimeranno questa frattura, compromettendo l’uguaglianza dei cittadini di fronte al diritto costituzionale alla tutela della salute e assestando il colpo di grazia al Servizio Sanitario Nazionale».

TAG: AUTONOMIA, SANITà GOVERNO

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