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Medicina

10 Luglio 2023

Autonomia, il Rapporto Crea 2023 promuove performance delle sanità del nord e boccia il sud


Autonomia, il Rapporto Crea 2023 promuove performance delle sanità del nord e boccia il sud

L’Italia del Nord ha una sanità che dà buoni esiti, quella del Sud ne ha una più problematica. Se le Regioni del Nord conquisteranno l’autonomia e i fondi per autogovernarsi la salute, il Sud ne risentirà o sarà trainato verso l’alto? Il Centro per la Ricerca Economica applicata in sanità (CREA) dell’università di Tor Vergata ha valutato le performance sanitarie di regioni e province autonome ricavando una classifica diversa dalle solite che conosciamo, ad esempio al top c’è Bolzano e non ci sono due regioni “benchmark”. Ma ha anche confermato che all’abbassarsi della latitudine si abbassa la qualità dei servizi sanitari. Prima di entrare nello specifico dell’indagine, va spiegato che in sanità ci sono almeno tre criteri di determinazione delle regioni più e meno virtuose. Vediamoli.

Banchmark, griglia Lea, performance - Marche, Umbria, Veneto sono le regioni sulla cui base quest’anno si decide di determinare i costi standard sulla cui base determinare il riparto del fondo sanitario. Più o meno da qualche anno sono loro a mettere insieme comportamenti virtuosi nell’ordinaria amministrazione. Poi ci sono le regioni migliori nel garantire i livelli essenziali di assistenza attraverso la “griglia Lea” e qui nel ‘23 compaiono Toscana ed Emilia-Romagna, con la Lombardia a ruota. Infine il Rapporto CREA giunto all’11ma edizione misura le performance delle sanità regionali su sei dimensioni: le prime tre – appropriatezza, equità, sociale – pesano per un 60% sulla performance, le altre tre – esiti, economico-finanziaria, innovazione – per un 40%.
Le sorprese del rapporto CREA – Quest’anno le valutazioni del panel di oltre 100 esperti tra istituzioni, management aziendale, professioni sanitarie, utenti, industria medicale, assegnano il miglior risultato per le performance al Veneto seguito dalle province autonome di Trento e Bolzano, i cui punteggi superano la soglia del 50% del risultato massimo ottenibile (rispettivamente: 59%, 55% e 52%). A seguire ricompaiono le regioni “Lea”Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia il Piemonte e una regione “benchmark”, le Marche, con livelli dell’indice di Performance compresi tra il 47 e il 49%. Discrete le performance dell’Umbria, terza regione benchmark, che finisce nel “gruppone” insieme a Friuli VG, Lazio, Liguria, Valle d’Aosta, Abruzzo e Molise con un range 37-43%. Sicilia, Puglia, Sardegna, Campania, Basilicata e Calabria hanno livelli di Performance inferiori al 32%. In sostanza la valutazione divide in due l’Italia: circa 29 milioni di cittadini nelle prime otto Regioni possono stare relativamente tranquilli e altri 29 milioni nelle Regioni rimanenti potrebbero avere difficoltà in alcuni o tanti aspetti delle dimensioni considerate.
Come funziona la valutazione – Regione per regione, il panel ha associato i valori degli indicatori a due colori differenti: verde se il valore è migliore della media nazionale e rosso se è peggiore. Un triangolo rivolto verso l’alto è indicativo di un miglioramento rispetto alla rilevazione 2019, verso il basso di un peggioramento. L’assenza del triangolo significa invarianza. Il Veneto, regione top, presenta “verdi” tutti gli indicatori delle prime quattro dimensioni per importanza e solo nella dimensione economico-finanziaria ha due ‘rossi’ per quanto riguarda la spesa sanitaria pubblica e l’incidenza dei consumi sanitari sul totale dei consumi; e nella dimensione innovazione non va l’attuazione del fascicolo sanitario elettronico.  La Calabria (la Regione coi risultati peggiori) è quasi tutta “rossa”; su diciotto indicatori, in verde ha solo quelli sull’ospedalizzazione evitabile per malattie croniche (appropriatezza), l’indice di salute mentale, la spesa pro-capite standardizzata, il lavoro svolto sulla rete oncologica e lo sviluppo del fascicolo sanitario elettronico.
Lo snodo dell’autonomia differenziata - In prospettiva, obiettivo del CREA sarà verificare che con l’assegnazione dell’autonomia a Veneto, Lombardia, Emilia Romagna non si generino arretramenti di quelle od altre regioni (sia rispetto alla Performance complessiva sia rispetto ai livelli essenziali di assistenza), ma al contrario migliorino tutte le Regioni. Saranno messe sotto controllo le variazioni di tre indicatori: il primo, basato sulle variazioni dell’“area” delle performance peggiori regionali; il secondo, sul numero di miglioramenti o peggioramenti delle performance peggiori; il terzo, sulla diversa dinamica registrata dagli indicatori nelle Regioni a cui sarà riconosciuta l’autonomia. Ci si attende che diminuisca il gap tra valore medio nazionale e risultati peggiori delle regioni meno virtuose, e che si raffinino sia gli indicatori di performance sia i sistemi di monitoraggio, questi ultimi da non legare a soli dati amministrativi. 

TAG: MEDICI

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