sanità
21 Giugno 2023 La salute degli italiani è in serio rischio, colpita da cattivi stili di vita e poca prevenzione e tutto ciò rischia di entrare in rotta di collisione con un sistema sanitario sempre più fragile e sotto-finanziato, specie se lo si confronta con i sistemi sanitari dell'Unione Europea
La salute degli italiani è in serio rischio, colpita da cattivi stili di vita e poca prevenzione e tutto ciò rischia di entrare in rotta di collisione con un sistema sanitario sempre più fragile e sotto-finanziato, specie se lo si confronta con i sistemi sanitari dell'Unione Europea. È quanto emerge dalla sintesi dal XX Rapporto Osservasalute 2022, curato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane.
Il nostro Paese si colloca al tredicesimo posto della graduatoria dei Paesi Ue per la spesa pro capite, sotto Repubblica Ceca e Malta e molto distante da Francia (3.807EUR pro capite) e Germania (4.831EUR), mentre la Spagna presenta un valore di poco inferiore a quello dell'Italia (2.588EUR). Germania, Olanda, Austria e Svezia sono i Paesi con la spesa pro capite, a parità di potere d'acquisto, più elevata, prossima o superiore ai 4.000 euro. Per la spesa sanitaria rispetto al Pil, l'Italia occupa la decima posizione insieme alla Finlandia. Francia e Germania sono i Paesi con l'incidenza più elevata, superiore al 12%. L'analisi della mortalità evitabile riconducibile ai servizi sanitari (amenable mortality) - che nel periodo 2018-2019 è pari a 63,98 per 100.000 mentre era 65,53 nel biennio 2016-2017-, mostra che, nonostante la diminuzione complessiva del dato, è ancora molto alta la quota di decessi attribuibili ai tumori e alle malattie cardiocircolatorie: infatti, il 70% dei decessi evitabili registrati negli ultimi 2 anni disponibili è dovuto, ai tumori maligni del colon e del retto (19,13%), alle malattie cerebrovascolari (17,96%), ai tumori maligni della mammella (16,88%) e malattie ischemiche del cuore (16,03%). Questi decessi si sarebbero potuti evitare se le condizioni che li hanno causati fossero state intercettate per tempo con le campagne di screening. I valori più bassi tra le regioni si registrano nella PA di Trento (46,42 per 100.000) e più alti in Campania (81,41 per 100.000).
"Il settore della sanità sta uscendo faticosamente dalla crisi generata dalla pandemia. Non siamo ancora in grado di stabilire quali 'danni collaterali' alla salute degli italiani abbia causato l'emergenza sanitaria. Certo è che non ci sarà un aumento consistente del finanziamento ordinario del Servizio Sanitario Nazionale da parte dello Stato, come testimonia lo stanziamento previsto nel Def 2023 che prevede, per il 2025, 135 miliardi di euro e, per il 2026, 138 miliardi di euro. Si tratta di stanziamenti che lasciano sostanzialmente invariata la quota di ricchezza nazionale allocata sulla sanità pubblica, il 6,2% del Pil" sottolinea il direttore scientifico di Osservasalute Alessandro Solipaca in occasione della presentazione del rapporto annuale.
"In Italia si corre il rischio di avere una tempesta perfetta, cioè da un lato l'aumento dei fattori di rischio per diverse malattie legati sia alla demografia della popolazione, sia all'epidemiologia con un importante aumento delle malattie croniche - sottolinea il professor Walter Ricciardi, direttore di Osservasalute e ordinario di Igiene Generale e Applicata Dipartimento di Scienze della Vita e Sanità Pubblica Università Cattolica, Campus di Roma, nonché Presidente del Mission Board for Cancer, Commissione Europea - e dall'altro il deterioramento forte di un Servizio Sanitario Nazionale che riesce sempre meno a garantire anche i servizi essenziali. Si allungano le liste d'attesa, mentre i pronto soccorso sono sempre più affollati e sempre più in ritardo, loro malgrado, nel dare risposte tempestive ai cittadini". "Bisogna che la salute e la sanità diventino una priorità dei decisori - aggiunge Ricciardi - cosa che in questo momento non è, bisogna anche che la popolazione diventi più consapevole di questa emergenza sanitaria, perché molto spesso i cittadini si rendono conto di questo deficit assistenziale solo quando hanno un problema di salute.
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