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06 Marzo 2023

Stati generali della pediatria, ecco i nodi irrisolti dell’assistenza pediatrica

I minori sono sempre di meno nell’Italia che invecchia. Ma hanno bisogno del pediatra, anche nelle età perinatale ed evolutiva, dove le figure alternative, o preposte in via principale, sono poco accessibili. Va quindi ridiscussa l’età pediatrica ed è legittimo porre la questione del suo innalzamento fino a 18 anni


Stati generali della pediatria, ecco i nodi irrisolti dell’assistenza pediatrica

I minori sono sempre di meno nell’Italia che invecchia. Ma hanno bisogno del pediatra, anche nelle età perinatale ed evolutiva, dove le figure alternative, o preposte in via principale, sono poco accessibili. Va quindi ridiscussa l’età pediatrica ed è legittimo porre la questione del suo innalzamento fino a 18 anni, con un periodo tra i 16 e i 18 anni di co-abitazione con il medico di famiglia.
È il messaggio di un convegno organizzato nell’ambito degli Stati Generali della Pediatria, dalla Società Italiana di Pediatria, che fa il punto su cinque nodi irrisolti dell’assistenza pediatrica: i servizi per l’adolescente, la crescente incidenza di cronicità nei minori, le diseguaglianze su base territoriale, assistenza perinatale e terapia intensiva, il ricorso a gettonisti in ospedale al posto dei pediatri, che invece vanno in pensione o vanno a lavorare sul territorio. Nell’aprire i lavori, la Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Carla Garlatti, sulle diseguaglianze, pone interrogativi sulle prospettive dell’autonomia differenziata nella medicina territoriale. Garlatti ricorda come la convenzione di New York (ONU, 1989) abbia introdotto tra i principi la salute quale benessere bio-psico-fisico sociale del bambino evidenziando l’importanza dei primi mille giorni di vita e la loro influenza sul prosieguo in bene e in male. Garlatti cita numeri inediti dell’Atlante Save the Children 2022, del progetto Istat per misurare il benessere equo e sostenibile, e di un’indagine dell’Authority da lei presieduta che sfata dei miti. Mortalità infantile bassa? Non proprio, siamo a 1,45 casi per 1000 nuovi nati in Toscana, ma in Sicilia si sale a 3,34 casi e in Calabria a 4,42; un bambino che si ammala al Sud ha il 70% in più di probabilità di dover emigrare per le cure di un bambino del Nord. Secondo tema scottante, l’adolescenza: sul benessere psico-fisico dai 14 anni in su è risultata condizionante l’emergenza Covid con le chiusure che si è portata dietro. «Su un campione di 9 regioni osserviamo un aumento del 40% degli accessi in Pronto soccorso a varie età per problemi neuropsichiatrici; negli ospedali pediatrici come il Bambin Gesù l’aumento delle richieste s’impenna al 70% e ad esso non corrisponde un aumento dei letti». Terzo, le diseguaglianze: l’Italia per la sanità pubblica spende il 6,4% del prodotto interno lordo contro il 9,8% della Germania ed il 9,3 della Francia, il cittadino aggiunge di suo un 2,3% contro l’1,8 dei due paesi. Ma se al Nord la capacità di spesa per la salute per una famiglia con figli è di 250 euro al mese, al Sud ci si ferma a 50 euro.

«Si deve ripartire dalla consapevolezza che investire sulla salute dei bambini non è soltanto un obbligo morale, ma anche un saggio investimento economico per il futuro del Paese», dice Annamaria Staiano presidente SIP. Che sottolinea il quarto tema, il boom delle cronicità. «Su 10 milioni di soggetti in età evolutiva il 18% ne ha almeno una, abbiamo 1,8 milioni di bambini fragili richiedenti assistenza specialistica multi-professionale per malattie differenti da quelle dell’adulto». Accanto ad una scommessa non più rinviabile su figure sub-specialistiche di pediatra, in grado di coordinare altre discipline intorno al bambino con cronicità, serve investire su diagnostica e dotazione delle strutture ambulatoriali ed ospedaliere, «ma oggi–dice Staiano– i fabbisogni non sono più garantiti, chiudono strutture, fuggono pediatri dagli ospedali». Tra i dati nelle relazioni (citiamo Giovanni Corsello past president SIP, Gianluigi Marseglia Coordinatore scuole di Pediatria, Alberto Zanobini presidente associazione ospedali pediatrici Aopi, Gianvincenzo Zuccotti presidente docenti ordinari di pediatria) spicca quello riportato da Rino Agostiniani, area neonatologia Asl Toscana Centro, sui pediatri del territorio–oggi 7285 contro 9 mila in corsia– il cui numero è quasi intatto malgrado i pensionamenti nella “anziana” categoria: chi esce dal lavoro è rimpiazzato da colleghi ospedalieri, ed è l’ospedale a rimanere sotto organico. Conseguenza: oltre il 25% dei pazienti minori è ricoverato in reparti per adulti e l'85% dei degenti tra 15 e 17 anni è gestito da personale non specializzato.

Per il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato la proposta di allungare l’età pediatrica a 18 anni avanzata dagli Stati generali potrebbe essere utile. Se l’ultima convenzione dei medici di famiglia va in senso contrario ed ammette questi ultimi a seguire anche bambini da 0 a 6 anni in aree spopolate e prive di pediatri, cresce l’incidenza di disturbi relazionali e depressione specie negli adolescenti. Il presidente Fimp Antonio D’Avino a Doctor 33 riporta inoltre come sia un dramma il passaggio al medico di famiglia per i pazienti malati rari. «Arrivati a 16 anni non vogliono andare via perché sul territorio non ci sono strutture in grado di farsi carico della loro malattia. Serve una fase di interregno medico di famiglia –pediatra di libera scelta fra i 16 ed i 18 anni per una presa in carico corretta. Osservo pure come da un pronto soccorso pediatrico all’altro nella stessa regione e persino nel territorio della stessa Asl l’età d’accettazione del paziente si fermi a 14 anni, o a 12. Noi chiediamo di alzare in tutta Italia a 18 anni la soglia entro cui il paziente può entrare in un ospedale od in un reparto pediatrico per l’assistenza, e la stessa dovrebbe essere la soglia per l’assistenza sul territorio». Sull’autonomia differenziata, «sono contento di sentir dire al sottosegretario parole a difesa del SSN pubblico: le diseguaglianze lungo la Penisola ci sono. Le legittime richieste poste dalle regioni in base all’articolo 116 della Costituzione devono confrontarsi all’atto pratico con il diritto di ogni italiano, ovunque nel Paese, di veder tutelata la sua salute come da articolo 32 della Carta. Serve una governance del sistema delle cure in capo al governo centrale».

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