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04 Ottobre 2023

Professioni sanitarie, stipendi iniziali elevati e occupazione garantita. I dati Alma Laurea

La scelta di esercitare una professione sanitaria – dall’infermiere al fisioterapista, dall’ostetrica al tecnico – è premiante. A un anno dalla fine del triennio in media è occupato l’80% circa di chi ha conseguito la laurea breve. E ha uno stipendio mensile in media più alto degli altri professionisti


La scelta di esercitare una professione sanitaria – dall’infermiere al fisioterapista, dall’ostetrica al tecnico – è premiante. A un anno dalla fine del triennio in media è occupato l’80% circa di chi ha conseguito la laurea breve. E ha uno stipendio mensile in media più alto degli altri professionisti. Le tabelle di Alma Laurea, anticipate ad un convegno all’Università di Palermo quest’estate, riguardano i laureati delle 22 professioni sanitarie. Nel 2021, ad un anno, ha trovato lavoro l’84,1% degli assistenti sanitari, l’81,2% dei terapisti della neuropsicomotricità dell’età evolutiva, l’81% degli igienisti dentali e l’80,6% degli infermieri. Meno bene invece i dietisti (starebbe lavorando solo il 52,9%), i tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria (54,9% di occupati nel 2022) le ostetriche (70,2% di occupate), i tecnici audioprotesisti (71%, in più marcato calo degli altri e vedremo perché) e gli ortottisti (72,3%). In mezzo, le altre professioni.
Due avvertenze. Il dato degli occupati comprende anche chi si è iscritto al biennio della laurea magistrale una volta conseguita la laurea breve: una percentuale bassa ma non minima e che varia in ognuna delle professioni sanitarie. I trend percentuali non devono essere l’unico criterio per giudicare le tendenze delle professioni: alcune come l’infermieristica si muovono su volumi di 15 mila neolaureati l’anno, altre –la maggioranza – sono intorno al migliaio.
Se però il numero di laureati è cresciuto in termini assoluti del 6% (da 164 mila a 167.400) nelle professioni sanitarie parliamo di 16.856 laureati nel 2021, e di questi sono stati intervistati 11.720, affermando di essere occupati in 9.205: una cifra che corrisponde ad un decremento del 2,4% rispetto all’anno precedente. Del 78,6% di occupati complessivi tra i professionisti sanitari, un 5,2% è ora alle prese con il biennio di laurea magistrale. E lavora come gli altri laureati.
Pur essendo una “sicurezza”, le professioni sanitarie in questi primi anni Venti sono stabili o in calo rispetto ad altre aree a cominciare dalla giuridica (+11% di occupati). Gli altri laureati però partivano da tassi di occupazione quasi di metà rispetto alle lauree sanitarie. Nel complesso se nel 2020 a fronte di 115 mila rispondenti avevamo 45.130 occupati, l’anno dopo sono saliti a 46.714. «I cali più marcati – riporta Angelo Mastrillo segretario della Conferenza Nazionale delle Professioni sanitarie – si registrano in area infermieristica: -4,4 punti percentuali, si scende dall’ 84,3% al 79,9%; lieve calo per le professioni della Riabilitazione con -1,0 punti percentuali, dal 78,9% del 2020 al 77,9% del 2021. Al contrario è più alta l’occupazione, (+2,5%), per l’area tecnica con una percentuale salita dal 71,6% al 74,1% e soprattutto per l’area della Prevenzione, di ben +10,5 punti percentuali, dal 66,3% del 2020 al 76,8% del 2021».
L’indagine Alma Laurea dà anche le medie degli occupati negli ultimi 15 anni, da quando, cioè, sono partite le rilevazioni. Bene soprattutto igienisti dentali e logopedisti, con un tasso medio di occupazione dell’86%, seguiti da fisioterapisti con l’84%, tecnici audioprotesisti con l’83% ed educatori professionali con l’81%. Come facilità all’occupazione in realtà ogni professione segue un suo trend, ad esempio i tecnici di fisiologia cardiocircolatoria trovano posto al 40%, le ostetriche al 53%, i tecnici di laboratorio al 49%. Ma nelle tabelle Alma Laurea si possono rinvenire annate buone o “nere” in comune: intorno al 2010-2012 tra blocchi dei contratti e del turnover si sono registrati crolli occupazionali, un po’ in tutte le professioni avveniva di scendere fino al 2017 al 60-70% con picchi per i tecnici di laboratorio che tra 2010 e 2017 si sono trovati quattro volte sotto il 40% (35% nel 2015 e 2017) e i tecnici di fisiologia respiratoria scesi sotto il 30% nel 2012, anno in cui pure le ostetriche erano occupate al 39%. In apparenza deludenti per alcune professioni tecniche, i dati di quest’anno sono dunque invece migliorativi rispetto ad un passato recente.
“Dulcis” in fundo: l’indagine confronta anche gli stipendi degli occupati nelle professioni sanitarie con le altre aree. E dopo un anno sono i migliori, 1559 euro netti mensili contro 1426 dei laureati in discipline informatiche che hanno trovato posto, i 928 dei laureati in discipline scientifiche, 1122 di quelli in discipline economiche, 1322 dei laureati in discipline giuridiche. I più poveri tra gli intervistati sono con 798 euro i laureati in scienze motorie e sportive. Altra cosa è vedere come si evolvono negli anni successivi gli stipendi medi desiderati, se c’è o no chance di carriera.

TAG: ALMALAUREA, STIPENDIO

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