Medicina
27 Settembre 2023 Ovvero: Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur : considerazioni di buon senso dalla prima linea della periferia dell’impero
Da anni si sta discutendo (troppo) su come modernizzare e rendere più efficace l’azione del nostro servizio sanitario nazionale.
Un qualche punto di discussione vorrei lasciarlo ai lettori soprattutto riguardo alla necessità di rivedere l’organizzazione dei servizi sanitari territoriali in epoca post pandemica.
È sotto gli occhi di tutti il delirio di termini e di acronimi sempre più vuoti di sostanza che affollano le pagine dei giornali e delle riviste specializzate: aziendalizzazione, titolo quinto, appropriatezza, distretto forte o debole, sussidiarietà, piante organiche, PNC, PNRR, GDPR, atti di indirizzo, Piani terapeutici, AFT, UCCP, IFeC, Ospedali di Comunità, Case di comunità, Hub & Spoke, task shifting, % sul Pil, equilibrio di bilancio, Welfare Aziendale(mutue o assicurazioni ), out of pocket e tanta roba ancora: tutta merce circolante in abbondanza nei salotti dove si celebrano rituali sempre più lontani dalla realtà del lavoro quotidiano di quello che fra un po’ sarà il migliore dei servizi sanitari degli anni passati.
Una prima cosa balza all’occhio: il definanziamento del Fondo Sanitario Nazionale alimentato sostanzialmente dalla fiscalità generale: da quanti anni si parla di eccesso di evasione fiscale nel nostro paese, e com’è possibile in una situazione dove il carico fiscale, per chi le tasse le paga, ha raggiunto livelli insostenibili per chi ha voglia di mettere più impegno in qualsiasi attività produttiva: da cittadini del Bel Paese continueremo a lamentarci anche nei prossimi (12-20) anni e i risultati saranno quelli di sempre.
Due: ci vogliono più risorse! Come no?
Quante sono le risorse investite nel mattone delle Case di Comunità e nel ferroplastica dei dispositivi (previsti della quart'ultima legge di bilancio) da affidare ai medici di famiglia per arricchire la diagnostica nei loro. E tutti sanno che questi studi spesso vedono la sola presenza di un professionista, dotato di buona volontà certamente, ma soprattutto di computer per inviare ricette elettroniche e impegnative a un popolo sempre più affamato di prestazioni, spesso inutili, prescritte da altri o peggio autoprescritte. E senza un amministrativo che lo aiuti a disbrigare la mole sempre più inutile ma obbligatoria di carta o di prestazioni via web.
Una volta dotati di mattoni e ferroplastica (Hardware) la macchina come la facciamo girare (chi si occupa del Software?).
DM 77: ce li ricordiamo i piani quinquennali post NEP di sovietica memoria?
Un’altra cosa: è condizione sufficiente aumentare il numero degli addetti per migliorare la qualità dei servizi? Risposta retorica negativa, e allora?
Tre: ma adesso c’è il Welfare Aziendale: “dottore guardi che completo il mio pacchetto prevenzione, mi hanno fatto proprio tutto, però sulle prossime visite mi raccomando, ci metta una diagnosi anche falsa altrimenti non riesco ad avere il rimborso, ma sono anche incazzato, mi hanno offerto la polizza invece che darmi un aumento e così pago due volte per avere l’assistenza sanitaria”.
Quattro: arrivano le società di capitali, comperano farmacie, studi medici, poliambulatori, ospedali: qui le figure dei professionisti che siano farmacisti, odontoiatri o medici sempre più si trasformano in produttori di prestazioni assimilabili (nel migliore dei casi) a cottimisti old style.
Cinque: ma il grillo parlante ha parlato: con cinquanta miliardi in più il Fondo Sanitario Nazionale farà risorgere il Servizio Sanitario Nazionale (sob!).
Dobbiamo dire chiaramente quello che tutti sanno ma non hanno il coraggio di dire: il modello Beveridge è ormai all’ultima fermata (non solo in Italia) ed è la società, non lo stato, uno stato che tutto fa e tutto protegge, che riuscirà a riformare il nostro sistema di Welfare, e non solo in sanità.
Ma siamo ottimisti, cominciamo a produrre proposte di cambiamento vero, un nuovo pensiero, non solo per noi ma soprattutto per quelli che verranno dopo.
Pars construens di nostra competenza: mettiamo il focus sullo studio, teniamolo aperto e ripopoliamo la sala d’attesa mantenendo saldo il rapporto di fiducia con il paziente che ci ha scelto, guardiamo in faccia alla gente, più visite e meno Whatsapp e mail.
Da qui si può ripartire come medici di famiglia: sarà più facile per il sindacato portare a casa contratti soddisfacenti non solo per i medici ma anche per i cittadini e per tutto il sistema sanitario.
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