Medicina
09 Maggio 2023 "Oggi sono iscritti agli Ordini circa 460mila infermieri. Avremo la gobba pensionistica tra otto-dieci anni: entro questo arco temporale, in Italia lasceranno il servizio circa 100mila infermieri". Lo ha sottolineato la presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, Barbara Mangiacavalli
"Oggi sono iscritti agli Ordini circa 460mila infermieri. Avremo la gobba pensionistica tra otto-dieci anni: entro questo arco temporale, in Italia lasceranno il servizio circa 100mila infermieri". Lo ha sottolineato la presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), Barbara Mangiacavalli, nel suo intervento all'evento "L'economia della sanità, l'economia per la salute", organizzato a Roma dall'Health & Science Bridge del Centro studi americani.
Ma come sostituire un numero così elevato di infermieri? "Oggi non abbiamo la possibilità concreta di immettere nel servizio sanitario un numero così importante di infermieri. Considerando che ogni anno si laureano mediamente tra i 10mila e i 12mila infermieri - spiega -immettiamo semplicemente il turnover fisiologico. Forse. Perché anche avendo aumentato i posti in formazione a 25mila circa, ci siamo trovati nelle condizioni che non sono stati coperti tutti: i giovani non stanno scegliendo il corso di laurea infermieristica, per tanti motivi. Di quelli che lo scelgono, il 40% completa il percorso formativo entro i tre anni accademici, un altro 25-30% tra i quattro e i dieci anni di corso. Abbiamo un 25% che perdiamo comunque" aggiunge.
"È evidente che con questi numeri - sottolinea Mangiacavalli - non realizziamo il Pnrr, ma non riusciamo neanche a far partire la rete territoriale che, al di là del Pnrr, doveva partire molto tempo fa". Non solo. "Se non ragioniamo sull'attrattività siamo destinati a reclutare personale infermieristico dall'estero. Ciò potrebbe non essere un male, ma il problema è che questi colleghi non arrivano dai Paesi che hanno una formazione infermieristica simile a quella italiana, che per altro è una formazione di altissimo livello".
Così, prosegue la presidente Fnopi, "mentre i nostri infermieri li formiamo in Italia e li mandiamo all'estero, noi stiamo andando a reclutare, con modalità a mio avviso da rivedere e da presidiare meglio, persone che, se nel loro Paese di origine fossero abilitati all'esercizio della professione, in Italia potrebbero forse essere di supporto agli infermieri. Non possiamo permetterci però che i cittadini abbiano professionisti di serie A e serie B nel nostro Paese".
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