Intervista
07 Giugno 2024“L’impianto normativo” delle nuove misure previste per l'abbattimento delle liste di attesa “è corretto e condivisibile ma bisognerà vedere l’iter, i tempi di attuazione e la disponibilità economica”. Queste le parole di Antonio Gaudioso a Sanità33
“L’impianto normativo” delle nuove misure previste per l'abbattimento delle liste di attesa “è corretto e condivisibile ma bisognerà vedere l’iter, i tempi di attuazione e la disponibilità economica, queste sono le vere criticità del provvedimento”. A sottolinearlo Antonio Gaudioso, esperto di politica sanitaria e già capo della segreteria tecnica del Ministero della Salute, ai microfoni di Sanità33, commentando il recente via libera del Consiglio dei ministri al decreto-legge e al disegno di legge per l'abbattimento delle liste di attesa.
“La percezione da parte dei cittadini dell’enorme difficoltà per accedere ad una serie di prestazioni crea un livello di disuguaglianze diventato insostenibile. Da qui, l'urgenza di intervenire”, dichiara Gaudioso. Il tema delle risorse per il Servizio Sanitario Nazionale è “molto rilevante” perché “tra le prestazioni che devono essere acquistate dal privato convenzionato, con l'aumento dell'orario per i professionisti del servizio sanitario anche nei weekend, con la possibilità di pagare con un percorso incentivante extra ore che gli operatori del servizio sanitario mettono a disposizione per l'abbattimento delle liste d'attesa, il costo di tutto l'insieme è importante”. Motivo per cui, secondo Gaudioso, il governo ha utilizzato due veicoli normativi diversi: decreto-legge e disegno di legge; “uno ha un'efficacia immediata, l’altro chiede un passaggio parlamentare un po’ più lungo”. In questo modo, nei prossimi mesi si ha tempo di recuperare le risorse necessarie perché “come molti analisti e osservatori hanno messo in evidenza, una terapia d'urto che assicuri un impatto visibile e misurabile in termini di riduzione quasi immediata delle liste d'attesa necessita di un investimento tra 1,5 e 2 miliardi di euro”.
Al momento, “sembra che queste risorse non ci siano”. In realtà, “ora il passaggio delicato, che credo stia vedendo in questa fase confrontarsi il ministero della Salute, il Mef e le Regioni, è decidere se questi fondi andranno o meno sul Fondo sanitario nazionale. Un passaggio non secondario”, puntualizza l’esperto. In conclusione, “se vogliamo aggredire rapidamente quello che è diventato un “moloch”, si richiede una terapia d'urto che vada oltre alla parte normativa e che richiede risorse economiche. Se si unisce al buono impianto normativo a una disponibilità di risorse congrue, c’è la possibilità che ci sia un impatto reale”, sostiene Gaudioso.
Anna Capasso
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