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Intervista

01 Giugno 2023

Salute mentale, Nicolò: ecco gli obiettivi del Tavolo tecnico del ministero della Salute

Pandemia, guerra, crisi economica e riscaldamento globale sono tutte situazioni che mettono a rischio il benessere e la salute mentale delle persone; ambiti “che richiedono una manutenzione costante”, come spiega a Sanità33 Giuseppe Nicolò, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze Patologiche della ASL Roma 5


Pandemia, guerra, crisi economica e riscaldamento globale sono tutte situazioni che mettono a rischio il benessere e la salute mentale delle persone; ambiti “che richiedono una manutenzione costante”, come spiega a Sanità33 Giuseppe Nicolò, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze Patologiche della ASL Roma 5. Nicolò è anche coordinatore vicario del Tavolo Tecnico sulla salute mentale, recentemente istituito dal Ministero della Salute proprio per far fronte alle emergenze e riorganizzare gli interventi sulla salute mentale, puntando all’umanizzazione dei trattamenti e al rispetto della persona.

“In tanti Paesi occidentali – spiega l’esperto - il Mental Act, ovvero le azioni da mettere in atto nella salute mentale, vengono riviste ogni anno perché è un tema che risente delle variazioni che possono esserci nel vivere quotidiano”. Situazioni come la pandemia o la guerra, infatti, “hanno un’influenza importante sull’impatto psicologico e sulla visione di benessere soggettivo” e danno un’idea su come dare priorità a determinati interventi.

Tra le emergenze cui il Tavolo deve far fronte, Nicolò cita prima di tutto i minori. “Dobbiamo riprenderci cura, soprattutto con strategie preventive, della salute mentale dei minori che è stata messa a dura prova dalla pandemia”, sottolinea l’esperto, evidenziando che un altro aspetto da valutare con attenzione è “l’aumento dell’uso delle droghe che si correla ai danni al cervello e ad episodi di violenza”. A questo si aggiunge il problema, sollevato anche da fonti istituzionali, “di mettere mano alla gestione delle persone, anche pazienti psichiatrici, che hanno problemi con la giustizia”, una revisione che, sottolinea Nicolò, “va fatta con molta serietà e in collaborazione, per garantire la giusta assistenza a chi ha un problema e la giusta sicurezza ai cittadini”.

A livello di impegno del Tavolo, l’esperto spiega che tra le priorità ci sono “l’introduzione di buone pratiche cliniche, approntate sulla base delle evidenze scientifiche, e l’implementazione di un programma di salute mentale aggiornato, con l’ultimo progetto che risale al 2015”. L’Italia, rispetto ad altri Paesi “è in ritardo di nove anni”, quindi l’obiettivo del panel di esperti “è di essere produttivi e soprattutto di aggiornare costantemente i piani, per usufruire dei migliori avanzamenti scientifici”, sottolinea Nicolò.

Del resto, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha più volte sottolineato l’importanza della salute mentale e di un approccio programmatico per il benessere della persona, anche come volano dell’economia. In questo ambito, secondo l’esperto è importante “distinguere i livelli di intervento. In Italia ci sono circa un milione di persone con disturbi mentali che necessitano di un grande carico assistenziale, da gestire con interventi intensivi e conservativi. La nostra parola d’ordine è umanizzazione dei trattamenti e rispetto della persona – sottolinea l’esperto-, ma dobbiamo considerare che accanto a queste ci sono persone che soffrono di disturbi emotivi comuni, quali piccole forme di ansia, di depressione, di attacchi di panico, che non sono patologie gravi, ma che necessitano di programmi di trattamento molto tempestivi e che siano efficaci per evitare i costi sociali associati”.

Ultimo punto su cui Nicolò si sofferma riguarda il benessere lavorativo, lo stress lavoro-correlato. Per assicurarsi questo benessere “dobbiamo implementare interventi dalla nascita, dal rapporto madre-bambino e interventi scolastici che siano punti di riferimento per riconoscere situazioni a rischio e segnalare immediatamente eventuali disagi che possono configurarsi come situazioni a rischio”, spiega Nicolò, che conclude parlando dei disturbi del neurosviluppo, come quelli dello spettro autistico, con i pazienti “che vanno accompagnati attraverso programmi individualizzati, intensivi nelle prime fasi di vita e conservativi nella fasi successive, per permettere alle persone che hanno questo tipo di problema di poter vivere con la loro sofferenza nel modo più adattativo possibile e dando il massimo sostegno ai familiari”. 



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