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29 Novembre 2023

Innovazione e ricerca, la via della prevenzione 2.0 per la salute del futuro

La Global Health è una sfida geopolitica internazionale, nazionale e regionale da affrontare unendo l’impegno e l’expertise delle Istituzioni e delle aziende che investono in innovazione e ricerca 


In una popolazione che invecchia ma che vuole e deve rimanere attiva, la prevenzione diventa la chiave per garantire la sostenibilità del Sistema Paese e deve puntare a un nuovo approccio per dispiegare al meglio i propri effetti. Questo è il tema su cui si sono confrontati oggi a Roma esponenti istituzionali, di Governo, Parlamento, Regioni, associazioni, accademia, società scientifiche e industria, in occasione della seconda edizione di 'InnovaCtion'. La Global Health è una sfida geopolitica internazionale, nazionale e regionale da affrontare unendo l’impegno e l’expertise delle Istituzioni e delle aziende che investono in innovazione e ricerca. GSK ha storicamente scelto l’Italia per insediare poli strategici di ricerca e produzione e per investire nel paese, dove nel quinquennio 2020-2025 sono previsti investimenti per 800 milioni di euro, di cui il 59% destinato ai vaccini ed il 41% ai farmaci mentre alla sola ricerca va il 14% del totale. "Dobbiamo passare a una 'Prevenzione 2.0', perché è in corso un importante cambiamento demografico: la gran parte della popolazione adulta ha 1 o 2 comorbidità", ha aggiunto Landazabal. "Abbiamo gli strumenti di prevenzione - i vaccini - che, non solo servono a prevenire le malattie ma diventano un aiuto per far sì che la patologia di cui il paziente soffre continui a essere controllata. Si tratta di una nuova visione, integrale, del paziente. Per farla diventare realtà, serve una collaborazione tra pubblico e privato nella forma più trasparente possibile", ha dichiarato Fabio Landazabal, presidente e AD di GSK Italia nel corso dell'evento InnovaCtion, organizzato da Gsk.   



Entro il 2030 si prevede che il numero di persone di età pari o superiore a 60 anni aumenterà di oltre un terzo, raggiungendo 1,4 miliardi di persone. L'Italia è uno dei Paesi più longevi: si conferma al secondo posto tra i 27 Stati membri dell’Ue, con 83,6 anni, dopo la Spagna. In particolare, gli over 65 italiani rappresentano il 23% (oltre 4 punti percentuali in più rispetto alla media Ue) della popolazione totale, e nel 2050 si prevede che ne costituiranno fino al 35%. È necessario, perciò, ripensare l’attuale sistema di welfare e sanitario, considerando che 4,8 milioni di persone sono a rischio di esclusione sociale. Non parliamo solo di un costo, però, per servizi assistenziali e sociosanitari, poiché questa fascia costituisce una vera e propria economia che vale il 19,4% del Pil in termini di reddito, pari a 321,3 miliardi di euro (37,2% di quelli rilevati a livello nazionale), e di consumi, 176,1 miliardi di euro, pari al 25% dei consumi delle famiglie italiane. Se si pensa poi ai 50enni, in 10 anni sono cresciuti più del 50% tra gli occupati, ossia 8,9 milioni nel 2020 rispetto ai 5,9 del 2010. Mantenere in buona salute la popolazione adulta significa quindi favorire la ricchezza, incrementare i consumi e ridurre i costi socioassistenziali nel tempo. “Bisogna passare da una sanità egocentrica ad una ecocentrica, dichiara Maria Rosaria Campitiello, capo segreteria tecnica, Ministero della Salute. “Non bisogna parlare di sanità egocentrica dove solo l'individuo umano è al centro ma di ecocentrica dove l'obiettivo non è l'individuo ma la comunità e quindi il coinvolgimento di istituzioni, ospedali, università finalizzato all’approccio di interconnessione sanitaria tra il mondo animale vegetale e umano”, spiega. 



In tal senso - è emerso dall'incontro - è essenziale prevedere un percorso di salute che ruoti attorno a un nuovo concetto di prevenzione, una 'Prevenzione 2.0', una presa in carico della persona, che possa contribuire a garantire un futuro di salute alla popolazione. In tal senso, la proposta del direttore generale del ministero della Salute, Francesco Vaia, di un 'Calendario della salute' che segni idealmente tutte le tappe più importanti della salute della persona, rappresenta un approccio vincente. Disegnare un percorso che va dall'allattamento al seno alle vaccinazioni dell’infanzia e dell'adolescenza, sino ad arrivare alle vaccinazioni dell’età adulta, ancora troppo sottovalutate, quando invece costituiscono tappe fondamentali, insieme agli screening, per un invecchiamento in salute. “Senza prevenzione non c'è sanità, è la base ma è anche il modo nono solo per fare in modo che una società sia più sana ma anche di essere sostenibili rispetto ai costi delle terapie delle cure in una popolazione che tenderà sempre di più all’invecchiamento”, dichiara Beatrice Lorenzin, della V Commissione permanente “Programmazione economica. Bilancio” del Senato. 



“Abbiamo degli strumenti eccezionali preventivi, abbiamo vaccini per tutte le patologie che circolano nel nostro paese e ci stiamo attrezzando per avere vaccini aggiornati rispetto a patologie che sono in altri paesi. Bisogna però approfittarne, è necessario che queste tecnologie preventive riescano a raggiungere ed essere fruibili per tutte le persone che risiedono sul suolo italiano”, evidenzia Roberta Siliquini, presidente della Società italiana di Igiene, medicina preventiva e sanità pubblica. “Spero che venga inserito il concetto di salute globale anche all’interno del nostro G7. L’Italia, a livello di salute, è ai primi posti nel mondo. Siamo noti per il nostro impatto salute sui Paesi nel mondo”, afferma Stefano Vella, docente Salute globale all'Università Cattolica di Roma.  



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