sanità
24 Novembre 2023I dati dell'indagine realizzata da Elma Research su 500 pazienti presentata a Milano in occasione del lancio di 'Hiv. Ne parliamo?', la campagna di sensibilizzazione che ricorda il primo passo per abbattere stigma e pregiudizio
Il 40% delle persone che vive con Hiv apprende dell'infezione casualmente e ben 2 su 10 rimandano la comunicazione, principalmente per la paura del giudizio e dell'emarginazione. Sono alcuni dei dati dell'indagine realizzata da Elma Research su 500 pazienti presentata a Milano in occasione del lancio di 'Hiv. Ne parliamo?', la campagna di sensibilizzazione che ricorda il primo passo per abbattere stigma e pregiudizio, aiutare le persone a vivere meglio e con maggiore serenità. L'iniziativa, promossa in occasione della Giornata mondiale contro l'Aids che si celebra ogni anno il primo dicembre, è sostenuta da Gilead Sciences con il patrocinio di 16 associazioni di pazienti italiane, della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e dell'Italian Conference on Aids and Antiviral Research (Icar).
Attraverso la voce di chi vive con l'Hiv - spiega una nota - la campagna pone l'attenzione sugli aspetti di vita che possono essere migliorati, per prenderne consapevolezza e iniziare ad affrontarli partendo da una semplice domanda da fare al proprio medico: ne parliamo? Aspetti psicologici, relazioni con gli altri, dialogo con il medico e corretta assunzione della terapia sono gli elementi dell'iniziativa che vuole offrire, attraverso le storie di chi vive con Hiv, degli spunti di riflessione sulla propria condizione e informazioni utili per migliorarla.
Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Centro operativo Aids (Coa), invece, in quasi il 60% dei casi l'infezione viene scoperta in fase avanzata, cosa che può compromettere l'efficacia delle terapie che - se assunte precocemente - consentono una buona qualità di vita. "Il contrasto all'Hiv - spiega Andrea Gori del Dipartimento Malattie infettive all'ospedale Sacco, università di Milano e presidente Anlaids Lombardia - può infatti contare su strategie terapeutiche efficaci, in grado di azzerare la carica virale, soprattutto se assunte il più precocemente possibile rispetto al momento dell'infezione".
"L'aderenza alla terapia resta però il punto chiave, sebbene - come emerge dall'indagine - circa il 30% dei pazienti non riesca a rispettarla. Essere aderenti alla terapia vuol dire diminuire drasticamente la probabilità di comparsa di mutazioni del virus che possono provocare resistenze ai farmaci anti-Hiv, ossia una ridotta o assente capacità dell'efficacia della terapia stessa. Non solo. Chi segue le indicazioni terapeutiche - aggiunge Gori - protegge anche gli altri, poiché azzerando la replicazione del virus non trasmette l'infezione, non è più contagioso. Un concetto rivoluzionario e allo stesso tempo molto semplice che si traduce in U=U (Undetectable꞊Untransmittable) ovvero 'mi curo, non infetto'".
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