sanità
16 Ottobre 2023 Cambiamenti climatici e inflazione, ma anche il conflitto in Ucraina e ancora il Covid, potrebbero mettere a dura prova il sistema sanitario italiano, con un aumento del costo sanitario dovuto alle ondate di calore, ma anche con problemi di finanziamento legati anche all'inflazione del 12% su base annua, a fronte di un aumento di appena il 3% del Fondo sanitario nel 2022
Il Consiglio dei Ministri ha approvato la Manovra per il 2024. Prevede un investimento dello Stato per un totale di 24 miliardi di euro. Sette miliardi sono destinati ai contratti ed al rafforzamento della Pubblica Amministrazione (di questi 2 ai contratti di medici, infermieri etc). Tre miliardi andranno alla Sanità, dedicati per lo più a snellire le liste d'attesa. Ma c’è anche il taglio del cuneo fiscale e si amplia la possibilità per i lavoratori autonomi di pagare l’Irpef a rate. Tutto nel rispetto del rapporto tra deficit e prodotto interno lordo del 4,3% indicato alla Commissione Europea nella nota di aggiornamento del Documento di programmazione economica.
Misure per la sanità - In conferenza stampa la premier Giorgia Meloni ha sottolineato che il Fondo sanitario nazionale sale nel 2024 a 136 miliardi di euro, nel complesso «il più alto investimento mai previsto per la sanità. Nel 2019 il fondo era di 115 miliardi, negli anni covid tra i 122 e i 127 miliardi». Quindi non ci sono tagli ma anzi «tre miliardi in più di quanto previsto. Nei giorni scorsi –ha affermato Meloni – ho sentito che noi avremmo tagliato i fondi per la sanità. Le bugie non corrispondono alla realtà delle cose». Ha poi accennato agli aumenti contrattuali; dei 7 miliardi per il pubblico impiego complessivamente previsti, oltre 2 riguardano i lavoratori della sanità.
Misure sociali – Nella nuova legge di bilancio non si conferma il taglio dell'Iva per i prodotti della prima infanzia: «È stato assorbito dagli aumenti di prezzo e non penso valga la pena rinnovare questa misura». Si lavora invece per inserire nella bozza un dispositivo per rafforzare il congedo parentale. Nell’Irpef per il 2024 scende dal 28 al 23% la tassazione entro un reddito da 28 mila euro annui. Fin qui entro i 15 mila euro la tassazione era del 23%, fra 15 e 28 mila euro era del 28%, da 28 a 50 mila euro del 35% e sopra i 50 mila euro del 43%. Restano le aliquote 2023 per gli ultimi due scaglioni. Inoltre, nel 2024 la detrazione prevista per i redditi minimi, fino a 8 mila euro, è innalzata a 1.955 euro dai precedenti 1.880. Alla riforma, che allo stato costa circa 4 miliardi di mancati introiti, sono interessati circa 25 milioni di contribuenti.
Misure per l’occupazione - L’intervento più costoso, 10 miliardi, è il taglio del cuneo fiscale. Si dovrebbe concretizzare in un esonero parziale delle aziende sulla quota dei contributi previdenziali a carico dei lavoratori dipendenti con redditi più bassi, pari ad un 6% della busta paga per i lavoratori con reddito fino a 35 mila euro annui e ad un 7% per chi ha un reddito non superiore a 25 mila euro l'anno (1.923 euro al mese). Di fatto, “è un aumento in busta paga che mediamente corrisponde a circa 100 euro al mese per una platea di circa 14 milioni di cittadini” dichiara Meloni. Sempre nelle aziende, per favorire le assunzioni a tempo indeterminato, il costo del nuovo dipendente diventa deducibile dal reddito d’impresa al 120%, cioè per un 20% in più. La quota deducibile cresce pure per chi assume, anche a tempo determinato, lavoratori svantaggiati, disabili, donne con almeno due figli minorenni o disoccupate, giovani, lavoratori del Sud ed ex Rdc e in questo caso si può arrivare a quote superiori al 20% grazie a coefficienti di maggiorazione (ma in ogni caso il costo deducibile massimo, fatta 100 la busta paga, non supererà quota 130). Aumenta da 7500 a 8.500 euro la soglia di no tax area prevista per i redditi di lavoro dipendente.
Costi per la collettività - Meloni parla di manovra “seria, molto realistica, che “non disperde le risorse ma le concentra su grandi priorità”. E sottolinea come il CdM abbia deliberato in poco più di un'ora «a dimostrazione dell'unità di vedute della maggioranza che sostiene il governo». Due terzi delle spese saranno coperti individuando nuove entrate o imponendo una spending review pubblica da 8 miliardi almeno. La premier non si nasconde che nel 2024 il governo dovrà sobbarcarsi circa 13 miliardi di maggiori interessi sul debito e circa 20 di superbonus del 110%. Il totale delle due voci pesa più della manovra stessa.
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