sanità
07 Giugno 2023 Oggi in Italia sono 800mila i pazienti in cura a seguito di un evento aterosclerotico-cardiovascolare. Un nuovo approccio terapeutico può abbattere il 5% dei ricoveri nella cura del rischio cardiovascolare residuo, cioè la probabilità che un paziente possa sviluppare un evento cardiovascolare maggiore
Oggi in Italia sono 800mila i pazienti in cura a seguito di un evento aterosclerotico-cardiovascolare. Un nuovo approccio terapeutico per abbattere il 5% dei ricoveri nella cura del rischio cardiovascolare residuo - la probabilità cioè che un paziente possa sviluppare un evento cardiovascolare maggiore anche se in cura con le terapie standard raccomandate - potrebbe assicurare al Ssn un risparmio di 170 milioni di euro (considerando una remunerazione teorica delle prestazioni di ricovero ospedaliero pari a 3 miliardi di euro).
Sono questi i risultati di uno studio realizzato da Altems - Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell'Università Cattolica del Sacro Cuore - e presentato oggi nel corso dell'evento ''Prevenzione cardiovascolare secondaria. Un nuovo paradigma di trattamento del rischio cardiovascolare residuo'', patrocinato dalle società scientifiche Sic, Anmco, Gise e dall'Intergruppo parlamentare sulle malattie cardio, cerebro e vascolari, con il supporto non condizionante di Amarin.
Le malattie cardiovascolari in Italia sono ancora la principale causa di morte. Secondo gli ultimi dati disponibili sono responsabili del 44% di tutti i decessi e, in particolare, la cardiopatia ischemica è tra i big killer nel 28% dei casi, mentre gli accidenti cerebrovascolari sono al terzo posto con il 13%, dopo i tumori. A livello globale - si legge in una nota - nel 2019 è stata stimata una prevalenza per le malattie cardiovascolari di 523 milioni di casi, tra malattie cardiache, cerebrovascolari e interventi di bypass aortocoronarico o angioplastica, con un costo di 210 miliardi l'anno solo nell'Unione europea.
Nel nostro Paese i disturbi dell'apparato cardiocircolatorio rappresentano, inoltre, la maggiore causa di ricovero e, nel 2019, si sono registrate per queste patologie 863.505 dimissioni (14,3% del totale), con 6.222.673 giornate di degenza (7,2 giorni di degenza media). Le malattie cardiovascolari rappresentano, quindi, una delle voci più impattanti sulla spesa farmaceutica in Italia. Dal Rapporto Osmed 2021 risulta che la spesa complessiva pro capite per i farmaci dell'apparato cardiovascolare è pari a 54,92 euro, in aumento del 2,2% rispetto all'anno precedente. Non solo: le malattie croniche costano 66 miliardi al Sistema sanitario nazionale. Nel 2028 - è emerso dall'incontro - supereranno i 70 miliardi.
"C'è bisogno di una strategia comune in Italia - afferma la senatrice Elena Murelli (Lega), presidente dell'Intergruppo parlamentare sulle malattie cardio, cerebro e vascolari - Servono investimenti su ricerca e sviluppo, per trovare nuovi farmaci, sull'innovazione tecnologica, ma soprattutto serve ascoltare direttamente i pazienti per creare una rete tra personale sanitario, ospedaliero e gli stessi pazienti, che sono i primi a poter dare feedback sulla malattia stessa".
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