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03 Marzo 2023

Odontoiatria sociale, dal tavolo Css i possibili interventi

Tra le prossime sfide del servizio sanitario, la più importante passa forse per l’odontoiatria, che dal 1978 –anno di fondazione del Servizio sanitario nazionale – nei livelli essenziali di assistenza è poco presente: oggi la sanità pubblica copre solo urgenze e prevenzione dei tumori orali, e poco altro, in tutto un 4-5% della spesa per la salute orale


Odontoiatria sociale, dal tavolo Css i possibili interventi

Tra le prossime sfide del servizio sanitario, la più importante passa forse per l’odontoiatria, che dal 1978 –anno di fondazione del Servizio sanitario nazionale – nei livelli essenziali di assistenza è poco presente: oggi la sanità pubblica copre solo urgenze (traumi, ascessi) e prevenzione dei tumori orali, e poco altro, in tutto un 4-5% della spesa per la salute orale. Per le protesi e gli apparecchietti si va dal dentista e si paga di tasca propria o con un’assicurazione. Nel report di Federanziani "Senior ed odontoiatria", i dati sulla popolazione over 65 sono eloquenti: su 14 milioni di cittadini solo un terzo può permettersi una protesi mobile e solo il 19% la dentiera fissa. Ciò comporta difficoltà nel masticare e nell’alimentarsi per quasi 5 milioni di italiani in età anche non così avanzata. Le prestazioni del servizio pubblico sono invece concentrate per tre quarti (77%) a togliere il dolore, per il 13% all’igiene orale: il 27% sono visite, il 20% indagini radiografiche, il 20% prestazioni di conservativa, il 10% chirurgia orale, il 13% igiene. Protesi ed ortodonzia sono all’ultimo posto rispettivamente con il 2 e l’1% della torta. Di recente, anche su input del referente per l’Odontoiatria del Ministero della Salute professor Enrico Gherlone, è stato aperto un tavolo di lavoro al Consiglio Superiore di Sanità: obiettivo, ragionare sui livelli essenziali di assistenza odontoiatrica, sulla base dei Lea rivisti nel 2017.

Le prime conclusioni del Tavolo sono rimbalzate al congresso della Società Italiana di Protesi Dentaria e Riabilitazione Orale (Sipro). L’obiettivo della commissione è valutare se si possano allargare i criteri di erogabilità delle prestazioni ed individuarne di nuove da erogare, oltre ad ottenere un finanziamento a copertura dei manufatti protesici e ortodontici destinati alle necessità dei pazienti in età evolutiva, dei disabili e degli anziani fragili. Infine: formare adeguatamente all’università gli odontoiatri sull’assistenza dei pazienti anziani. Intervistato da Odontoiatria 33, il professor Marco Ferrari, Preside del corso di studi di Odontoiatria a Siena e membro del Consiglio superiore di sanità, quantifica gli oneri per gli interventi pubblici, da ipotizzare non più sulla sola platea dei soggetti “poveri e fragili”, cioè con vulnerabilità sanitaria ed anche sociale, ma anche su 6 milioni di cittadini con sola vulnerabilità sociale, sotto la soglia di povertà pari al 10% della popolazione italiana. «Per fare questo – spiega Ferrari – è stata ipotizzata la necessità di un finanziamento di 800 milioni di euro l’anno. Il secondo intervento punta ad allargare le prestazioni previste dai Lea ad altre fasce di popolazione o ampliare quelle accessibili per le fasce già oggi rientranti nei Lea. Per esempio oggi le donne in gravidanza posso usufruire solo di sedute di igiene orale ed anche per alcune persone con fragilità sociale le prestazioni sono limitate. Per questi interventi viene stimata una spesa di 200-300 milioni.  Infine, il terzo intervento ipotizza la possibilità di fornire trattamenti ortodontici a pazienti in età evolutiva (0-14) e protesici ai pazienti anziani con possibilità economiche limitate, con la spesa variabile tra 170 e i 340 milioni di euro».

In tutto, servirebbero 1,4 miliardi di euro. Una cifra non infinita, ma pari all’1% della spesa sanitaria nazionale annua, che oggi va verso i 128 miliardi cui bisogna aggiungerne 40 di spesa privata. Ferrari sottolinea come per le fasce di popolazione più deboli una soluzione vada trovata, «come sono garantite le altre tipologie di cure, si dovrebbero garantire anche le cure odontoiatriche». Per Ferrari, le nuove tecnologie possono essere una risorsa per abbattere i costi, e «per quella fascia di popolazione che è in sofferenza economica indicata da Federanziani, poter essere riabilitati con una corona da 200-300 euro invece che da mille fa la differenza tra protesizzarsi o meno. Magari quella corona sarà realizzata con un materiale sempre valido ma meno duraturo di una ceramica, ma gli darà comunque la possibilità di tornare a masticare».  Intanto, il Ministro della Salute ha dato di recente un nuovo segnale di interesse alla professione odontoiatrica, consegnando al Sottosegretario Marcello Gemmato la delega non solo per i farmacisti, che sono presidi del Servizio sanitario nazionale, ma anche per gli odontoiatri. 

TAG: SANITà GOVERNO

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