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Governo e Parlamento

03 Febbraio 2023

Odontoiatria sociale, una priorità per il ministero della Salute

L’odontoiatria sociale piomba al centro dell’agenda politica. Mentre nella campagna elettorale del Lazio si dibatte sul voucher odontoiatrico per i minori di tutte le famiglie con reddito Isee entro i 10 mila euro, e da qualche mese un sottogruppo di lavoro al ministero della Salute lavora alla revisione dei livelli essenziali di assistenza odontoiatrici


L’odontoiatria sociale piomba al centro dell’agenda politica. Mentre nella campagna elettorale del Lazio si dibatte sul voucher odontoiatrico per i minori di tutte le famiglie con reddito Isee entro i 10 mila euro, e da qualche mese con un sottogruppo di lavoro al ministero della Salute si lavora alla revisione dei livelli essenziali di assistenza odontoiatrici, il ministro Orazio Schillaci ha formalizzato la presenza di un consigliere per l’odontoiatria nella persona di Enrico Gherlone, rettore dell’università Vita Salute San Raffaele di Milano, che aveva già rivestito il ruolo all’epoca di un altro governo di centro destra, con Ferruccio Fazio ministro. La nomina è molto ben accolta negli ambienti odontoiatrici: Gherlone da due anni coordina il gruppo di lavoro che ha emanato le raccomandazioni per evitare la diffusione di contagi Covid-19 negli studi odontoiatrici (un rischio statisticamente più ipotetico che reale). In un’intervista a Odontoiatria 33 Gherlone afferma che gli è stata data l’indicazione di individuare un modello di odontoiatria pubblica sostenibile per dare risposte concrete alle persone in difficoltà sociale e sanitaria, «uno dei punti del programma della coalizione di governo. Su questo –dice – siamo già avanti, dato che in Consiglio Superiore di Sanità avevamo istituito un gruppo di lavoro con tutte le principali componenti dell’Odontoiatria, che ha elaborato una proposta concreta e sostenibile già sul tavolo del Ministro. Per la prima volta si è riusciti, anche e soprattutto con la collaborazione sia del Ministero della Salute che dell’Università Bocconi, ad avere una idea chiara dei costi e della sostenibilità di qualunque cosa si intenda mettere in atto».

Le proposte saranno integrate coinvolgendo le strutture della nuova sanità del territorio. «Servono programmi di prevenzione ed assistenza per i giovani in età evolutiva e per gli anziani e qualsiasi strada che ci permetterà di raggiungere quell’obiettivo sarà percorsa». Gherlone non esclude il coinvolgimento dell’odontoiatria privata. Quindi affronta il nodo dei fondi integrativi. Anche qui ci sono molte novità. La commissione Affari Sociali, Sanità, Lavoro pubblico e privato e Previdenza del Senato con il presidente Francesco Zaffini sta lavorando all’individuazione dei LEI, i livelli essenziali integrativi, cioè delle prestazioni integrative che lo stato chiederà tassativamente ai privati ed al pubblico di fornire in collaborazione per aumentare il paniere dell’offerta senza gravare sulle sole tasche dei cittadini. L’odontoiatria rientra in pieno; quanto alla copertura di queste prestazioni, commissione ha da poco avviato un’indagine conoscitiva sui Fondi integrativi e Zaffini ha ricevuto il Segretario di Associazione Italiana Odontoiatri Danilo Savini e il Presidente laziale Giovanni Migliano per discutere sia del ruolo dei Fondi, sia della scelta dell’Odontoiatra da parte del paziente. La commissione dovrebbe audire AIO ed altre voci di categoria a primavera, forse in concomitanza con il World Oral Health Day che anche quest’anno vedrà per il 20 marzo i dentisti italiani nelle piazze dei capoluoghi parlare di prevenzione ai cittadini.

L’intervista spazia infine sulle catene odontoiatriche; qui secondo Gherlone negli ultimi anni si sono verificate discussioni talora “scomposte”. «In certi network ha prevalso in maniera esasperata la deriva economica, ma altre volte si è utilizzata questa keyword per contrastare quello che viene visto un concorrente sleale solo perché più organizzato. In realtà i professionisti sono gli stessi e lavorano, in molte occasioni, sia nel loro studio che nei network. E rispondono oltretutto di persona a ciò che fanno. Il problema è che servono regole chiare, precise, semplici, condivise, che tutelino pazienti ed operatori sulla qualità della prestazione». Quanto alla qualità dei materiali utilizzati, «le differenze sono poco significative e dipendono dai singoli casi. Certo non si possono mandare a casa da un giorno all’altro circa 8.000 persone con un fatturato medio di 750 milioni di euro, con una quota del mercato dell’8%, 900 studi, 50 insegne: andrà trovata una soluzione che tuteli professionisti, pazienti e qualità»

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