Governo e Parlamento
11 Aprile 2024Nel triennio 2025-2027, la spesa sanitaria è prevista crescere a un tasso medio annuo del 2 %; nel medesimo arco il prodotto interno lordo al lordo dell’inflazione crescerebbe in media del 3,1 % annuo. Conseguentemente, il rapporto fra la spesa sanitaria e PIL nel 2025 e nel 2026 sarà del 6,3% e nel 2027 si assesterà al 6,2%
Nel triennio 2025-2027, la spesa sanitaria è prevista crescere a un tasso medio annuo del 2 %; nel medesimo arco il prodotto interno lordo al lordo dell’inflazione crescerebbe in media del 3,1 % annuo. Conseguentemente, il rapporto fra la spesa sanitaria e PIL nel 2025 e nel 2026 sarà del 6,3% e nel 2027 si assesterà al 6,2%. In ogni caso, secondo il Documento di programmazione economica e finanziaria (DEF) preparato dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, la spesa sanitaria crescerà meno del Pil, che in termini reali dovrebbe galleggiare intorno all’1%. In numeri assoluti, in questo 2024 la spesa del servizio sanitario pubblico è prevista a 138,77 miliardi. Si tratta di un +5,8% sul 2023, in particolare volto ad assicurare l’assistenza sanitaria ai profughi dall’Ucraina. Ma tra il 2025 e il ‘27 la spesa sanitaria calerà fino ad attestarsi a tre decimi in meno della “soglia di sopravvivenza” dei servizi sanitari fissata da Ocse. Nel soffermarsi sui finanziamenti della sanità, il DEF analizza in primo luogo l’anno scorso. Nel 2023 erano stati spesi 131,12 miliardi con un calo dello 0,4% sul 2022: la spesa per i redditi da lavoro dipendente era stata 40 miliardi (-1,8 %).; la spesa per i consumi intermedi era stata 44,35 miliardi (+ 0,3 %) e quella per le prestazioni sociali in natura di 42,4 miliardi (+ 0,7%). Di tale ultima spesa, l’assistenza farmaceutica convenzionata era stata 7,56 miliardi (+ 0,3% per via della ripresa dei consumi rispetto al 2020 e della remunerazione aggiuntiva alle farmacie) mentre la spesa per l’assistenza dei medici convenzionati era stata 6,76 miliardi (- 2,8 %); 28 miliardi netti la spesa per le altre prestazioni sociali in natura acquistate da produttori market incluso privato accreditato (+1,7 %).
Nel 2024 per i redditi del personale dipendente del Ssn si ipotizza una spesa di 43,97 milioni (+9,7% sul 2023), cagionata sia dal nuovo contratto della dirigenza Ssn per il triennio 2019-21 sia da tutti i contratti della dipendenza (comparto e dirigenza) per il 2022-24. Sono previsti maggiori costi per voci extra contratto (straordinari), per il mantenimento in servizio di medici ed infermieri pensionati, per proroghe sul personale già in servizio e per l’attuazione del Piano di Ripresa e Resilienza. Per beni e servizi intermedi acquistati dal Ssn si prevede una spesa da 45,64 miliardi (+2,9% sul 2023) trainata da un aumento del 7,1 % della spesa per i farmaci che si dovrà al nuovo tetto di spesa per gli acquisti diretti del Ssn ed all’incremento del fondo farmaci innovativi. Per prestazioni sociali in natura si prevede una crescita di spesa del 5,2%: in tutto 44,58 miliardi. Per l’assistenza farmaceutica convenzionata è prevista una spesa di 7,92 miliardi, +4,7% sul 2023. Parte dell’incremento è attribuibile al nuovo sistema di remunerazione delle farmacie. Per l’assistenza medico-generica si sale a 7,7 miliardi, + 14 % sul 2023, per via degli oneri relativi al rinnovo delle convezioni per i trienni 2019-21 e 2022-24. Sono poi previsti costi per la riforma dell’assistenza territoriale oltre che per la copertura dei pensionabili che scelgono di restare in servizio fino a 72 anni ed alla proroga degli incarichi per l’assistenza medico-generica ai laureati in medicina abilitati. Per le altre componenti di spesa, in particolare l’Irap versata dalle regioni in funzione degli incrementi dei nuovi contratti, sono previste uscite per 4.587 milioni, + 6,9 %.
Tra i commenti, in relazione, il segretario del sindacato dei medici ospedalieri Anaao-Assomed Pierino Di Silverio formula una riflessione sul declino tendenziale della spesa Ssn in rapporto al Pil. «Dovremmo definire quanto serve alla sanità in cifra assoluta. Considerando la situazione attuale, le risorse dovrebbero crescere almeno del doppio rispetto alle cifre previste dal 2025 in poi. Ma non bastano i soldi e non basterà un buon DEF; ci vogliono anche interventi legislativi. Noi - osserva Di Silverio ad Ansa- paghiamo lo scotto di 15 anni di disinvestimento nella sanità, come sancito dalla Corte dei conti che sottolinea però come l'Ssn regge nell'assistenza agli acuti. Dobbiamo investire per fare fronte alle malattie croniche, in aumento con l'invecchiamento della popolazione. E chiediamo una scelta coraggiosa: è necessario che l'esecutivo distragga risorse da altre voci, penso ad esempio alla guerra, per destinarle alla sanità».
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