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Governo e Parlamento

27 Marzo 2024

Nuovi Lea e nuovo tariffario rinviati al 2025. Ecco le implicazioni

I nuovi livelli di assistenza, che - annunciati nel 2017- dovevano partire dopo Pasqua, sono rinviati al 1° gennaio 2025. L’annuncio è stato dato dal ministero della Salute alle Regioni e lo ha diramato subito dopo la Regione Lombardia in una nota


I nuovi livelli di assistenza, che - annunciati nel 2017- dovevano partire dopo Pasqua, sono rinviati al 1° gennaio 2025. L’annuncio è stato dato dal ministero della Salute alle Regioni e lo ha diramato subito dopo la Regione Lombardia in una nota ai direttori generali ed a strutture di ricovero e diagnostiche. Nel contempo, precisa la nota, è prorogato anche il tariffario degli esami e delle protesi, aggiornato in parallelo ai Lea ma risalente al 1996. Si allungano dunque ancora i tempi perché in tutta Italia (e non solo nelle regioni più attrezzate) il Servizio sanitario nazionale rimborsi i nuovi test genetici per la caratterizzazione dei tumori, gli esami per il monitoraggio della gravidanza, gli screening neonatali estesi, le prestazioni per la procreazione assistita, i nuovi ausili e protesi per disabili, le esenzioni per patologie come endomentriosi e celiachia. Mancano risorse per coprire allo stesso tempo le prestazioni scelte 7 anni fa e le tariffe rimborsate da 21 anni ad ospedali e laboratori di analisi e radiologici. I 379,2 milioni finanziati dal decreto Lea del 2017 con cui il SSN avrebbe dovuto cavarsela (più 21,9 per le protesi ai disabili) avrebbero dovuto essere accompagnati non solo dall’uscita dal nomenclatore di esami vecchi ma anche dalla riduzione di costo degli altri esami. Quest’ultima in effetti c’è: il nuovo tariffario disegnato nel 2023 riduce dal 30 all’80% i principali rimborsi alle strutture. In tal modo rende impossibile ogni margine di guadagno e anche pareggio, pure per esami salvavita quali colonscopie e pap test. Le associazioni di categoria (Aris, Aiop, Anisap, Confapi, Federlab, Unindustria, Federbiologi ed altre) spiegano che così si mette a rischio la sopravvivenza di circa 6 mila laboratori ed ambulatori convenzionati, 900 strutture riabilitative, e 36 mila posti di lavoro. Ed evocano la possibilità che salti un totale di 1,1 miliardi di prestazioni prenotate ogni anno dai cittadini. Sull’altro piatto della bilancia ci sono i nuovi diritti, e c’è la protesta delle associazioni dei pazienti: «I diritti dei cittadini non meritano altre proroghe, ma garanzia di esigibilità su tutto il territorio», afferma Cittadinanzattiva.

All’origine del rinvio non c’è solo l’aritmetica ma anche la burocrazia. Rispetto all’eventualità di partire con i nuovi Lea a primavera le giunte regionali hanno segnalato problemi. Tutte le aziende sanitarie dovrebbero adeguare i codici, rivisti, delle prestazioni in tariffario: un processo informatico che richiede tempo. La proroga rimanda però anche la possibilità per i pazienti di disporre di impegnative leggibili dai diversi sistemi informativi presenti sul territorio nazionale. E comporta il rinvio della validità della ricetta unica, fissata in 180 giorni. L’accordo ministero-regioni verrà ratificato in queste ore, previo parere del Ministero dell’Economia, e comunque entro la Settimana Santa. Sul “dopo” c’è un silenzio assordante, interrotto dai comunicati che plaudono alla pausa di riflessione. Come quello dell’Unione ambulatori e poliambulatori UAP che – nel ringraziare l'impegno del governatore laziale Francesco Rocca – parla di “sospiro di sollievo per tutta la sanità italiana e soprattutto per quella delle Regioni del Sud Italia in piano di rientro”. Per capire quest’ultimo aspetto bisogna aggiungere un dettaglio: alcune regioni avanzate si erano attrezzate a fronte dei ribassi tariffari visti nel nomenclatore, contro cui ha tuonato anche il Presidente Fnomceo Filippo Anelli (“Il costo irrisorio attribuito alle prestazioni è un riflesso del valore che, in generale, si attribuisce ai professionisti e ha ricadute in molti campi, non ultimo quello della violenza contro i medici: se il tuo sapere, le tue competenze, le tue abilità valgono poco, non ti devo alcun rispetto”). In particolare, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana avevano ritoccato verso l’alto molte delle tariffe insostenibili così da coprirne i costi produttivi. Se il nuovo nomenclatore fosse confermato, una volta approvata l’autonomia, le regioni che non l’hanno chiesta e che a stento trovano il pareggio dei conti non potrebbero contare sul maggior gettito delle tasse dei residenti per rimborsare i deficit dei laboratori, e finirebbero per perdere fornitori. 

TAG: LIVELLI DI ASSISTENZA

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