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19 Febbraio 2024

Intelligenza artificiale, è strumento per superare disuguaglianze. Ecco come

L’IA se usata in maniera intelligente ed equa può permettere di migliorare le possibilità di cura in tante malattie, può aiutare i medici a fare diagnosi più precise


Intelligenza artificiale, è strumento per superare disuguaglianze. Ecco come

“Quando c’è progresso, il vero progresso è quello che è per tutti”. Citando Harry Ford, il ministro della Salute Orazio Schillaci auspica che l’intelligenza artificiale sia “uno strumento per superare le disuguaglianze e non per aumentarle: non vorrei - ha spiegato - che un ospedale più ricco avesse uno strumento più utile e uno meno ricco non lo potesse utilizzare. Questa è una sfida da affrontare perché ci sono progressi enormi in medicina e non si vede quanto il progresso scientifico ha permesso di migliorare la salute delle persone. Così l’IA se usata in maniera intelligente ed equa può permettere di migliorare le possibilità di cura in tante malattie, può aiutare i medici a fare diagnosi più precise. L’importante però è che sia sempre l’uomo a governarla e che non diventi un ulteriore strumento di discriminazioni tra territori”. Tra le priorità e gli interventi indicati dal ministro della Salute, durante il convegno a Bari su 'Un grande impegno per la salute', c’è il tema dell’Intelligenza artificiale.

Aspetto su cui si sono soffermati molti dei relatori presenti. "Siamo già nel futuro, sicuramente il lavoro non manca. Stiamo implementando fondamentalmente delle riforme e un piano di investimenti importantissimo legato al Pnrr che riguarda proprio la trasformazione in senso digitale dell'intero servizio sanitario nazionale, con una particolare attenzione ai cittadini e quindi ad arrivare laddove l'assistenza effettivamente serve, cioè al domicilio del paziente". Lo ha detto Americo Cicchetti, direttore generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute. "Le soluzioni digitali - ha aggiunto - sono assolutamente fondamentali per trasformare il servizio sanitario e renderlo sostenibile nel tempo, garantendo anche quell'accessibilità alle cure che è basata sul contatto diretto con gli operatori sanitari e soprattutto con i medici". "Sicuramente la tecnologia e l’infrastruttura sono importanti ma ciò che è importante, secondo me, è l’organizzazione del lavoro che permette di porre al centro dell’attenzione anche la soluzione digitale, la telemedicina, gli strumenti dell'intelligenza artificiale". Strumenti che però "non possono prescindere dal ruolo dell'operatore. Poi c'è una seconda cosa fondamentale: la trasmissione di una cultura digitale, cioè, rendere il digitale e le soluzioni di telemedicina e di teleconsulto intellegibili e comprensibili da parte dei cittadini, soprattutto per le persone più anziane", ha detto il direttore generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute. "In realtà siamo in un mondo in cui anche gli anziani cominciano ad avere sempre più dimestichezza con questi strumenti", ha aggiunto. "Quindi abbiamo il contesto adatto per poter cambiare e trasformare davvero dal profondo il nostro servizio sanitario. È importante avere la fiducia da parte dei cittadini - ha concluso Cicchetti - e su questo la comunicazione ha un ruolo estremamente centrale".

C'è una intelligenza artificiale che io definisco invisibile, che è già presente e commercialmente disponibile e che, per esempio, in ambito radiologico consente di ridurre la dose di radiazione della Tac del 60% e i tempi di acquisizione della risonanza magnetica del 50%. Questa non è vista e non è percepita dall’utenza ma è reale ed esiste". Lo ha detto il professor Andrea Laghi, professore ordinario della Sapienza (Università di Roma) e membro del Consiglio Superiore di Sanità, a Bari. "Esistono anche dei sistemi semplici di supporto al lavoro del medico, sempre in ambito radiologico - ha aggiunto - per esempio la identificazione delle fratture nelle radiografie del pronto soccorso. Poi ci sono le tematiche, un po' più futuristiche, come per esempio l'utilizzo dell'intelligenza artificiale per i modelli decisionali complessi per predire la risposta alla terapia. Quello è ancora un campo di ricerca che necessiterà di partnership internazionali, come già sono in corso, e di diversi anni prima di essere implementata nella pratica clinica routinaria". "Ci sono diversi ambiti della salute dove l'intelligenza è già presente - ha poi specificato Laghi - si va dall'ambito della diagnosi e cura dove ci sono dei sistemi di intelligenza artificiale che supportano i medici nella diagnosi alla gestione dei processi dove i sistemi di business analytics consentono di identificare dei percorsi ottimali fino alla formazione e ovviamente alla comunicazione con il paziente".

TAG: INTELLIGENZA ARTIFICIALE

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