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05 Febbraio 2024

Lo sport e gli italiani, aumenta la pratica ma anche le diseguaglianze sociali

Al meridione le quote più rilevanti di sedentarietà e obesità. Gli ostacoli sociali ancora determinano l’accesso allo sport secondo tre strumenti di analisi presentati a Roma


Gli italiani sanno che lo sport fa bene alla loro salute. L’obiettivo ora è convincerli a praticarlo di più ed eliminare allo stesso tempo gli ostacoli sociali. La presentazione a Roma di tre strumenti, come il report “Gli italiani e lo sport”, lo Sportcity Journal e il Factsheet 2023, realizzati dalla Fondazione SportCity e dall’Osservatorio permanente, in collaborazione con Istat, Ibdo Foundation e Istituto Piepoli, offre una fotografia puntuale del Paese alle prese con l’attività fisica e le discipline sportive.  “Lo sport è un elemento importante nella nostra società e come tale va coltivato”, afferma Federico Serra, presidente dell’Osservatorio permanente sullo sport. “Il Factsheet, in particolare, realizzato con l’Istat - prosegue - è uno strumento prezioso che permette di aprire un dibattito nelle Regioni. Ricordo che Sport e salute è un’agenzia mentre ‘sport è salute’ è un obiettivo”.



Aumenta la pratica sportiva
Secondo il Factsheet 2023, in Italia sono 19,9 milioni le persone che praticano sport, pari al 34,6% della popolazione. Ben 21,4 milioni, pari al 39%, invece risultano sedentarie, cioè, dichiarano di non svolgere sport né attività fisica. “La metà della popolazione si trova in una condizione di eccesso di peso, una persona su due fra gli adulti e oltre un quarto dei bambini”, precisa Roberta Crialesi, dirigente del Servizio sistema integrato salute, assistenza e previdenza dell’Istat che aggiunge come negli ultimi venti anni la pratica sportiva continuativa sia cresciuta, nonostante il calo durante la pandemia. “Nel frattempo, però - prosegue - è aumentata l’obesità sia in Italia sia nel resto dei Paesi avanzati. In Italia sono 5 milioni e 600 mila le persone adulte e obese”.

Ostacoli sociali
Ad essere ancora più evidenti negli ultimi venti anni sono le disuguaglianze sociali che influenzano la pratica sportiva. “Al Sud - spiega Crialesi - si concentrano le percentuali più elevate di sedentarietà e obesità”. In Sicilia, la quota di sedentarietà fra gli adulti arriva al 46% mentre a Trento si ferma al 30% e, per quanto riguarda i minori, è la Campania a registrare il picco del 37%. “Lo spaccato deve farci riflettere: escono fuori due ‘Italie’ sia dal punto di vista geografico sia culturale”, commenta Fabio Pagliara, presidente della fondazione Sport City. “Da meridionale - continua - posso dire che l’alibi che non ci sia un impianto dove fare sport non esiste”.



Azione dei comuni
“Siamo in una fase del Paese peculiare anche in termini di investimenti nello sport”, osserva Veronica Nicotra, segretario generale dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci). “I comuni - aggiunge - grazie al Pnrr avranno in totale 40 miliardi di euro che afferiscono a misure per la mobilità e per le palestre scolastiche, per lo sport e l’inclusione sociale”. “I comuni sono nei tempi anche se abbiamo delle preoccupazioni perché il 2024 e il 2025 saranno decisivi. Il sistema di governance è molto complesso, registriamo delle difficoltà nelle procedure dei pagamenti che non ci possiamo permettere. Nei prossimi giorni ci sarà un altro bando per le palestre nelle scuole che accompagnerà il raggiungimento dei target del Pnrr. Abbiamo altri finanziamenti con la società Sport e salute e l’istituto di credito sportivo”. Per Dino Giarrusso, parlamentare europeo, l’Italia deve fare leva sul partenariato pubblico e privato per dare a tutti la possibilità di fare sport. “Dobbiamo - avverte - immaginare un sistema scolastico che pensi a medio e lungo termine, e pensare che lo sport faccia parte della crescita dell’individuo”. Gli fa eco Ketty Vaccaro, responsabile del settore Welfare della Fondazione Censis: “per tutti i bambini - afferma - lo sport andrebbe reso come una attività naturale. ci sono dei determinanti sociali che remano contro, come il contesto sociale dove c’è una minore offerta o condizioni individuali di partenza sfavorevoli. Dobbiamo agire sui fronti economici, tecnici e culturali”.

Lo sport come terapia prescrivibile
Chi infine spinge affinché l’attività sportiva venga vista come una prescrizione per preservare la salute è Andrea Lenzi, presidente Consiglio nazionale per la biosicurezza le biotecnologie e le scienze della vita: “siamo diventati tanto longevi negli ultimi anni grazie alla scienza e allo sviluppo economico. Ma gli stessi fattori hanno indotto anche la riduzione dell’attività fisica. Purtroppo, abbiamo bisogno di tantissima attività fisica per consolidare quella aspettativa di vita. Bisogna far diventare la pratica della attività sportiva una attività prescrivibile”. 

TAG: SPORT

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