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19 Gennaio 2024

Nuovo piano pandemico al traguardo. Ecco le misure previste e gli obiettivi

L’Italia aggiorna il proprio piano pandemico e torna a contemplare misure restrittive in caso di ondate di nuove ondate di Covid e virus affini, con cinque obiettivi: ridurre l’impatto sulla popolazione in termini di contagi, gravità e mortalità


Nuovo piano pandemico al traguardo. Ecco le misure previste e gli obiettivi

L’Italia aggiorna il proprio piano pandemico e torna a contemplare misure restrittive in caso di ondate di nuove ondate di Covid e virus affini, con cinque obiettivi: ridurre l’impatto sulla popolazione in termini di contagi, gravità, mortalità; fare lo stesso per i servizi sociali e sanitari; salvaguardare gli operatori sanitari; velocizzare le decisioni nelle azioni di sorveglianza e contenimento; coinvolgere meglio la popolazione nella prevenzione. Dopo il Piano “PanFlu” triennale varato nel 2021, arriva in conferenza Stato-Regioni il Piano 2024-28, quinquennale. Il dispositivo riprende i parametri del predecessore: ad esempio, i letti in più in terapia intensiva e semintensiva negli ospedali restano rispettivamente 3500 e 4225, con metà dei nuovi semintensivi trasformabili in intensivi. Nel contempo però, fa tesoro sia di un recente documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Planning for Respiratory Pathogenic Pandemics Version 1.0) sia della revisione delle catene di comando ventilata a dicembre nel Piano di comunicazione del rischio pandemico e rielabora da cima a fondo alcuni passaggi. A redigerlo, per la Conferenza Stato-Regioni che sta per approvarlo, un collegio misto cui hanno partecipato le Direzioni ed il Segretariato generale del Ministero della Salute, Istituto superiore di sanità, Aifa, Agenas, Inail, Dipartimento della Presidenza del Consiglio, Istituto Generale Sanità Militare, Centro Nazionale Anti-Pandemico del Biotecnopolo di Siena, più referenti di 10 regioni e province autonome: Lombardia Emilia Romagna Veneto e Trentino per il Nord, Lazio Toscana ed Abruzzo per il Centro, Molise Puglia e Campania per il Sud.

Rispetto al Piano Pan-Flu, varato in piena pandemia e successivo di 15 anni al piano con cui affrontammo la prima ondata di Covid, ci sono differenze non tanto nei principi cardine (governo e regioni devono coordinarsi meglio, devono individuare referenti che si parlano ed una catena di rifornimento e stoccaggio per 3-4 mesi di dispositivi, vaccini e medicine, dar vita ad una distribuzione di vaccini con criteri trasparenti e ragionevoli) quanto nell’individuazione analitica di fasi delle pandemie ed attori da far entrare in gioco. Se nel passato recente si individuava una fase interpandemica in cui ragionare sul prossimo rischio, una di allerta in cui è stato individuato il sottotipo virale, una di pandemia in cui mettere in campo azioni già determinate differenziando tra “pre” e “post” picco, ed una di transizione e ripresa dei servizi per i pazienti cronici – e si raccomandava di non far mai mancare i servizi per i malati oncologici, la gravidanza, i bambini, i disabili, gli anziani – ora si prevede un passaggio più graduale tra fase interpandemica, caratterizzata da prevenzione-preparazione-valutazione del rischio, e di allerta, differenziata in allerta “pura” (se il patogeno è fuori dai confini) e risposta propedeutica ad azioni di contenimento. Inoltre, si cerca di chiarire meglio quando e come devono coordinarsi tra loro Ministero della Salute, Presidenza del Consiglio, Protezione Civile, Regioni-Asl. Cinque le sezioni del volume: Introduzione, Pianificazione, Sistemi e capacità di preparazione e risposta, Fasi operative e segnali e valutazione del rischio, Azioni nelle fasi operative. I primi ad andare incontro ad un rafforzamento saranno i Dipartimenti di Igiene e prevenzione delle Asl. Per loro saranno definiti standard organizzativi e di personale con un occhio alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Sarà quindi attuata una ricognizione dei laboratori microbiologici e virologici esistenti e delle loro capacità. In linea con il Piano PanFlu, saranno le regioni a disporre misure per organizzare la medicina del territorio e coordinare le strutture del DM 77 (case ed ospedali di comunità) ed il loro personale ove necessario con Aft, Uccp, Usca, continuità assistenziale, 118. Ma avranno alle spalle, oltre che dei centri di ricerca indicati da un piano ad hoc, due reti di valutazione della natura (Mirik) e della capacità di diffusione (Dispatch) di un batterio o virus potenzialmente pandemico e la Rete italiana di preparedness pandemica formata da referenti delle istituzioni che hanno concorso al Piano, nata per sollecitare confronti interistituzionali sui rischi imminenti. In una “sala operativa” del ministero della Salute saranno aggregate tutte le conoscenze sul patogeno.

Dunque, non dovremmo vedere più un premier che si collega in videochat con i presidenti di regione e discute sul momento il da farsi, bensì decisioni prese a valle di una continua concertazione. Il Piano non stanzia per ora risorse (che arriveranno presto, anticipa il Ministero della Salute), ma si addentra in tre passaggi “concreti". Primo, nel ribadire le misure farmacologiche di contenimento del virus – con accorgimenti per rendere costanti le forniture acquistate – ne introduce altre non farmacologiche non escludendo il ritorno di mascherine, distanziamento, divieti di assembramenti e spostamenti per ordinanza a livello locale. In secondo luogo, a tirare le fila chiama comunque il governo centrale: non sarà l’ordinanza lo strumento del premier per indicare le azioni ma, a valle di una concertazione con le regioni, sarà un decreto della presidenza del consiglio (Dpcm), fonte normativa capace di conciliare più interessi e a raggio più ampio. Infine, per convincere la popolazione e riavvicinarla alle campagne vaccinali, si prevede una strategia di comunicazione che chiarisca se del caso i limiti della vaccinazione, in un quadro dove però non sono escluse limitazioni della libertà individuale in casi emergenziali. 

TAG: PANDEMIA

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