Governo e Parlamento
14 Novembre 2023 Il finanziamento del Servizio sanitario nazionale c’è ma potrebbe non bastare di fronte agli aumenti dei prezzi delle materie prime nel mondo ed alle riforme da fare in sanità. La Corte dei Conti, audita alle Camere sulla Manovra, prevede nel 2024 e anni successivi scelte gestionali non facili per i governi
Il finanziamento del Servizio sanitario nazionale c’è ma potrebbe non bastare di fronte agli aumenti dei prezzi delle materie prime nel mondo ed alle riforme da fare in sanità. La Corte dei Conti, audita alle Camere sulla Manovra, prevede nel 2024 e anni successivi scelte gestionali non facili per i governi “in termini di allocazione delle risorse tra i diversi obiettivi” e un riesame della qualità della spesa che porterà a rivalutare tetti ed altri strumenti usati negli ultimi anni “a cui non sempre si sono accompagnati effetti positivi”. Il presidente della Corte Guido Carlino ha ricordato ai parlamentari come la bozza in itinere porti a 3 miliardi per il 2024, 4 per il 2025 e 4,2 dal 2026 il finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato. Il Fondo sanitario nazionale sale a 134,5 miliardi contro 129 del 2023 (a questi ultimi aggiungeremo 1,085 miliardi per ridurre l’incidenza del payback sui dispositivi medici a carico delle aziende produttrici).
Il nodo dei prezzi dei beni - L’aumento finanzia con 2,4 miliardi il rinnovo dei contratti per il personale. Restano 1,6 miliardi per incrementare le tariffe orarie previste contro carenze di personale e lunghe liste d’attesa, per alzare i tetti della spesa farmaceutica, per incrementare la disponibilità sul territorio di medicinali acquistati dalle Asl, per innalzare la spesa per acquisti di prestazioni da privati, per aggiornare i livelli di assistenza, per trovare altro personale per case di comunità e assistenza domiciliare. Con tante spese da sostenere non c’è margine per contrastare l’aumento dei prezzi da inflazione che ha fatto crescere del 7,5% gli esborsi per beni e servizi, del 5,2% quelli per la spesa per la specialistica e del 5,6 quelli per i servizi appaltati. “A fronte di una crescita dei prezzi ben superiore all’aumento delle risorse disponibili –spiegherà Carlino a fine relazione – la manovra ripropone lo schema degli ultimi esercizi, prevedendo un incremento di risorse per affrontare i fabbisogni più urgenti: quest’anno il rinnovo dei contratti, lo scorso la crescita dei costi energetici”. E in ogni caso, ricorda la relazione, le somme erogate dallo Stato in proporzione al prodotto interno lordo continuano a decrescere. Il rapporto fra la spesa sanitaria e Pil si mantiene al 6,4% nel prossimo biennio (-0,2% sul 2023) per scendere al 6,3% nel 2026.
Extra orario, non tutti diranno sì - La Corte ricorda i 500 milioni stanziati per far fronte alle liste d’attesa, i 280 milioni per gli incrementi delle tariffe orarie, la possibilità per le regioni di superare i tetti sulla spesa per prestazioni del privato convenzionato (dell’1% nel ’24 e fino al 4% nel ‘26). Poi, sugli aumenti, da 100 e 60 euro, a medici ed infermieri che dicono sì agli straordinari, avverte: alle prestazioni aggiuntive si ricorre da anni e servirebbero dati “per comprenderne l’efficacia e le potenzialità”. Il fatto che cresca il ricorso alla libera professione intramuraria tra i medici ospedalieri è segnale di cui tener conto. I dati del primo semestre 2023 fanno registrare un +12% di uscite sullo stesso periodo del 2022, “come conseguenza di un aumento superiore al 13 % della specialistica e del 9,3 % dell’ospedaliera. Il risultato “rappresenta anche l’espressione di come, alla ricerca di una integrazione del reddito, si accompagni una gestione del tempo eccedente l’orario di lavoro e una prospettiva professionale che non trova corrispondenza nelle occasioni offerte da prestazioni aggiuntive”. La relazione invita il Governo ad abbreviare le trattative per i contratti ed a trattenere personale nel Ssn garantendo remunerazioni più adeguate, migliori condizioni di lavoro, minori carichi, flessibilità, attrezzature.
Avremo meno “incidenti” da pay-back - Nella farmaceutica il limite per gli acquisti diretti delle regioni sale all’8,5% rispetto al 7,65 di quest’anno mentre quello per la farmaceutica convenzionata si riduce dal 7 al 6,8 %. Alzando il primo tetto potrebbe scendere il contributo richiesto alle imprese farmaceutiche per il payback (pari al 50 % della spesa eccedente). Con le nuove soglie per la convenzionata invece 8 regioni supererebbero il tetto. Ricorda Carlino: “a meno di non ipotizzare una riduzione degli acquisti diretti, il nuovo tetto alla spesa comporterebbe un costo aggiuntivo significativo”. Per le farmacie, il nuovo sistema di remunerazione vede ridursi l’importo medio fin qui corrisposto per confezione: per ciascun prodotto venduto il Ssn corrisponderà il 6% del prezzo più una quota fissa che varia in relazione al prezzo ed ulteriori quote nel caso di vendite di farmaci inseriti nelle liste di trasparenza e/o in funzione del fatturato registrato verso il SSN. Sono però soppressi gli sconti previsti a carico delle farmacie, che nel 2022 avevano tagliato il costo per il Ssn di circa 540 milioni. A conti fatti, l’incremento dei margini per le farmacie aumenterebbe di 227 milioni; ma al netto della remunerazione aggiuntiva richiesta dalla legge 197/2022, la maggiore spesa a carico del SSN è stimata in 77 milioni annui (53 milioni per il 2024). Infine, i magistrati contabili accennano alla riforma dell’assistenza territoriale per la quale “risultano determinanti, oltre al coinvolgimento dei medici di medicina generale, adeguati reclutamenti di personale a cui la legge di bilancio destina ulteriori risorse”.
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