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15 Settembre 2023

Fondi sanitari, Gimbe: poca trasparenza. Urge un riordino

"A fronte di un netto aumento degli iscritti ai fondi sanitari, il settore della sanità integrativa, che include le forme di welfare aziendale, è tra i meno trasparenti della sanità". Negli anni, "deregulation e scarsa trasparenza" lo ha reso "uno strumento di privatizzazione della sanità". Lo ha detto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe


"A fronte di un netto aumento degli iscritti ai fondi sanitari, il settore della sanità integrativa, che include le forme di welfare aziendale, è tra i meno trasparenti della sanità". Negli anni, "deregulation e scarsa trasparenza" lo ha reso "uno strumento di privatizzazione della sanità". Lo ha detto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ascoltato in Commissione Affari sociali del Senato nell'ambito dell'Indagine conoscitiva su forme integrative di assistenza sanitaria.  Ecco perché, ha detto, "è inderogabile un riordino normativo, idealmente un Testo unico in grado di restituire alla sanità integrativa il suo ruolo, ovvero rimborsare prevalentemente prestazioni non incluse nei Livelli essenziali di assistenza, per riappropriarsi della funzione di supporto al Servizio Sanitario Nazionale".  "Le potenzialità dei fondi sanitari nel fornire prestazioni integrative e ridurre la spesa a carico dei cittadini - ha spiegato Cartabellotta - oggi sono poi sempre più compromesse da una normativa frammentata e incompleta, una deregulation che ha permesso da un lato ai Fondi di diventare prevalentemente sostitutivi di prestazioni già incluse nei livelli essenziali di assistenza mantenendo le agevolazioni fiscali".

Le stime di Itinerari Previdenziali riportano l'esistenza, nel 2021, di 321 fondi sanitari e casse con oltre 15,6 milioni di iscritti. Nel 2022 la spesa sanitaria intermediata da fondi e assicurazioni ammonta a quasi 4,7 miliardi "ma i dati disponibili sono frammentati e incompleti". Inoltre, ha sostenuto Cartabellotta, manca trasparenza: visto che "l'Anagrafe dei Fondi Sanitari Integrativi istituita presso il ministero della Salute non è pubblicamente accessibile" e il report del ministro è "basato su un dataset molto limitato". "Le prestazioni sanitarie sostitutive erogate dai fondi non dovrebbero più usufruire di detrazioni fiscali, perché alimentano business privati e derive consumistiche. E le risorse recuperate devono essere indirizzate al finanziamento della sanità pubblica", ha detto Cartabellotta.  L'erogazione delle prestazioni rimborsate dai fondi sanitari, ha precisato, "avviene quasi esclusivamente in strutture private accreditate, e "di fatto il sistema, grazie alla defiscalizzazione di cui beneficiano, sposta denaro pubblico verso l'intermediazione assicurativo-finanziaria e la sanità privata, trasformandosi progressivamente in uno strumento di strisciante privatizzazione".

A normativa vigente, quindi, ha proseguito il presidente del Gimbe, "aumentano la spesa privata totale, senza ridurre quella a carico dei cittadini", anche "perché inducono consumi di prestazioni inappropriate, in particolare sotto forma di pacchetti prevenzione privi di evidenze scientifiche, senza fornire un contributo sostanziale all'abbattimento delle liste di attesa".  Infine, sono uno strumento che amplia la spaccatura tra Settentrione e Meridione: "sono molto più diffusi al Nord, ovvero il 60% del totale" perché "legati ai contratti di lavoro". Per tutti questi motivi, ha concluso il presidente della Fondazione Gimbe, "bisogna assicurare una governance nazionale dei fondi sanitari, oggi minacciata dal regionalismo differenziato".  

TAG: FONDI, GIMBE, SANITà GOVERNO

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