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09 Settembre 2022

Elezioni, appello Fadoi e Simi: Ssn rischia di scomparire. Politica affronti carenza personale

Incrementare il Fondo sanitario, affrontare la carenza di personale e di posti letto, riformare la governance del Ssn dando maggiore centralità al Ministero della Salute, riorganizzare l'assistenza ospedaliera con l'aggiornamento, recuperare delle liste d'attesa e valorizzare la Medicina Interna. Queste alcune di Fadoi e Simi


Incrementare il Fondo sanitario, affrontare la carenza di personale e di posti letto, riformare la governance del Ssn dando maggiore centralità al Ministero della Salute, riorganizzare l'assistenza ospedaliera con l'aggiornamento del Dm 70, recuperare delle liste d'attesa e valorizzare la Medicina Interna. Queste alcune delle richieste che le due società scientifiche della medicina interna Fadoi e Simi lanciano ai partiti in vista delle elezioni del 25 settembre. Il Servizio sanitario nazionale, rispetto a 10 anni fa, registra 30 mila unità di personale in meno, denunciano. Nonostante gli investimenti adottati durante la pandemia il Ssn ha ancora un estremo bisogno di risorse e riforme per fermare il suo declino. Gli internisti ospedalieri sono circa 10 mila e sono presenti in tutti gli ospedali italiani. Parliamo di 1.478 strutture complesse di Medicina Interna tra pubblico e privato (di cui 360 reparti Covid), su un totale di 1004 ospedali. Dal totale storico dei quasi 30 mila posti letto di medicina interna, gli internisti sono arrivati a gestire, a causa del Covid, oltre 40 mila posti letto.

«In vista delle elezioni chiediamo ai partiti di affrontare seriamente il tema della sanità che a parte qualche slogan o proposta fumosa è fuori dai radar del dibattito come se l'emergenza Covid fosse un lontano ricordo, le liste d'attesa non fossero lunghissime, la carenza di personale non fosse una realtà e la necessità di riforme non fosse impellente. La pandemia ha messo a dura prova il nostro Servizio sanitario nazionale e nonostante gli interventi messi in campo la strada per mettere in sicurezza la sanità pubblica è ancora lunga e non ammette ritardi", affermano il presidente della Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti Fadoi, Dario Manfellotto e il presidente della Società Italiana Medicina Interna Simi, Giorgio Sesti. Per questo le due società scientifiche hanno stilato un elenco delle principali azioni da intraprendere. In primis, finanziamenti adeguati. «Per il 2023 è previsto un aumento di 2 miliardi del fondo sanitario che dovrebbe arrivare a quota 126 miliardi. Tuttavia con l'impennata dell'inflazione e le spese straordinarie dovute alla pandemia queste risorse appaiono ancora insufficienti per consentire un rilancio del Ssn», chiedono. Ribadiscono, poi, il tema della carenza di personale. «Serve subito un intervento che sblocchi il tetto di spesa perché la carenza di personale rappresenta la principale emergenza per la nostra sanità», scrivono. «All'ospedale servono delle linee d'indirizzo per renderli moderni per questo è indispensabile l'aggiornamento del Dm 70/2015 sugli standard ospedalieri. La pandemia ci ha insegnato che le nostre strutture, che sono molto vecchie o comunque datate nella maggior parte dei casi, devono essere a 'fisarmonica', duttili, ovvero in grado di mutare pelle nel giro servono delle regole chiare e stabilite a livello nazionale che leghino tutta la filiera del Servizio sanitario. Oggi i percorsi di cura sono frammentati e spesso si formano dei colli di bottiglia che intasano le strutture ospedaliere», osservano.

In merito alla continuità assistenziale, per mantenere i tempi di degenza media entro gli obiettivi raccomandati, «è necessario chiarire in modo inequivocabile le modalità di passaggio ad altro setting». È fondamentale «la ri-definizione del codice 26 Medicina Generale come Medicina Interna e la trasformazione della Medicina Interna da disciplina a 'bassa' a 'media intensità di cura', ridefinendo gli standard per il personale sanitario ancora vincolati dal vecchio DM 109/1988 Donat Cattin». In conclusione, parlano del recupero delle liste d'attesa. «Nel corso del 2020 i reparti di Medicina Interna hanno perso circa 650 mila ricoveri di malati complessi. Un dato che abbiamo elaborato autonomamente e che Agenas ha poi confermato. Nel 2021 avevamo recuperato in parte, ma le successive ondate di Covid hanno di nuovo rallentato e ostacolato i ricoveri per i nostri malati, così come per tutte le altre patologie, mediche e chirurgiche. E anche per quanto riguarda il 2022 i numeri non sono incoraggianti a causa delle ondate Omicron, Quello delle liste di attesa è un problema strutturale, preesistente al Covid, che richiede interventi seri. Assumere personale anche degli ultimi anni di specializzazione, incentivare più di quanto non avvenga oggi l'attività extra- contrattuale per il recupero delle liste d'attesa e organizzare in modo più efficiente l'assistenza territoriale», sostengono le due società.

TAG: ELEZIONI, FADOI, SIMI, SSN

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