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Governo e Parlamento

13 Settembre 2022

Emergenza urgenza, il riordino divide i partiti. Le ipotesi sul campo

Che fare per l’emergenza urgenza in Italia, quel mondo che comprende soccorso territoriale-118 e pronto soccorso ospedaliero? Nei pronto soccorso tra il 2019 e il 2021 c’è un problema più infermieristico che medico


Che fare per l’emergenza urgenza in Italia, quel mondo che comprende soccorso territoriale-118 e pronto soccorso ospedaliero? Nei pronto soccorso tra il 2019 e il 2021 c’è un problema più infermieristico che medico. Se a luglio 2021 Simeu denunciava la mancanza di 4200 medici in Ps e altri 600 se ne sono dimessi da allora, il vero problema è il rapporto di un infermiere ogni 20 mila pazienti. Sulle ambulanze invece, i medici del 118 sono pochi, di diversa estrazione (convenzionati o specialisti ospedalieri con contratto di dipendenza) e vengono tagliati a beneficio degli infermieri che sono altrettanto pochi. In Toscana, come ha denunciato il sindacato Snami locale, quest’estate erano previsti in alcune Asl, tagli anche del 75%. Da cinque anni si ammonticchiano in Parlamento disegni di legge per un sistema emergenza-urgenza. Ora la fine della legislatura li ha fatti tramontare. Sia quelli che istituivano il nuovo il profilo degli autisti soccorritori, sia quelli che nel 118 salvaguardavano la figura del medico convenzionato con estrazione territoriale (a prima firma della senatrice Maria Elena Castellone M5S) sia gli altri (di Paola Boldrini Pd), Maria Teresa Cantù Lega), Stefano Mugnai Gruppo misto) che prevedevano una preparazione omogenea per il medico di Ps ed il medico delle ambulanze come sostenuto dalle società scientifiche di settore, o provavano una mediazione tra le posizioni. In tutto questo, continua a mancare un modello di risposta nazionale ai pazienti urgenti; il regionalismo porta ad una frammentazione dei sistemi organizzativi e dei modelli formativi e di contratto; ed ogni partito fin qui scommette sul proprio progetto, senza confrontarsi troppo. Un workshop promosso dalle società scientifiche SIET (infermieri emergenza urgenza) SIMEU (medici emergenza urgenza) e SIEMS (Società Italiana Emergenza sanitaria) ha sondato gli intenti dei candidati alle prossime elezioni. E si conferma che ognuno fin qui ha la sua ricetta.

Il Centro-Destra - Marta Schifone di Fratelli d’Italia, forza che nei sondaggi appare più “gettonata” nelle intenzioni di voto, sottolinea che se il Centro Destra va al governo la sua sigla punterà su un’indennità specifica di Ps per incentivare i medici a fronte delle responsabilità, su una diminuzione dell’orario per evitare il burn-out e rischi di sinistri figli del superlavoro, anche con una legge ad hoc, su un investimento per l’organico di medici ed infermieri, e sull’immissione di più giovani nel sistema attraverso l’abolizione del numero chiuso all’accesso in ateneo sostituito da una tagliola al secondo anno come c’è per gli studenti francesi. Sulle intenzioni di rifinanziare c’è comunque un problema, che osserva il sotto segretario all’Economia Federico Freni sempre della coalizione di Centro Destra (Lega): «Il Piano Nazionale di ripresa e resilienza non si può usare per incentivare il personale con aumenti in busta paga, non si pensi di attingervi per la questione Emergenza Urgenza, che va peraltro affrontata non con interventi spot ma con un progetto organico, che passa per un modello unico nazionale dell’organizzazione del 118 sul territorio, per la specialità in MEU obbligatoria per gli operatori medici 118, per il riconoscimento dell’autista soccorritore e del ruolo specifico del volontariato, per un investimento sugli infermieri in PS ed incentivi mirati ai medici». Contro il sovraffollamento nei Ps, sì a spostare sui medici di famiglia nelle case di comunità il triage pre-ospedaliero.

Il centro sinistra – Pierluigi Lopalco (medico, candidato Pd) individua due problemi nel pronto soccorso: «Primo, ci vanno persone talora non perfettamente indirizzate e questo spiega le aggressioni, molti hanno semplici tagli o traumi periferici che si risolverebbero nello studio del medico di famiglia con due punti di sutura, ma per fare le cose del Ps sul territorio c’è bisogno di potenziare l’assistenza territoriale e dunque il PNRR per finanziare l’emergenza indirettamente “serve”. C’è poi la difficoltà a smistare i pazienti accettati, perché non ci sono letti a sufficienza nei reparti, e molti restano in astanteria. Occorrono infermieri, e niente riaperture dell’accesso al primo anno di Medicina all’Università». Altra candidata Pd, l’ex ministra della Salute Beatrice Lorenzin ripropone l’idea di finanziare con 1 miliardo annuo il fondo sanitario: «in attesa che gli aumenti dei posti nelle specialità portino nuovi specialisti nel sistema anche in Emergenza Urgenza bisogna organizzare i prossimi 5 anni, intervenendo sui contratti per renderli appetibili, istituendo la figura di autista soccorritore ed affrontando la carenza totale in Italia di 50 mila infermieri».

Le altre forze politiche- La senatrice Elisa Pirro (M5S) che punta il dito contro il regionalismo eccessivo e l’incapacità della legge sulle aggressioni di fare da deterrente, temi poi puntualizzati rispettivamente da Michele Usuelli di +Europa, lombardo, e dalla Senatrice Maria Rizzotti di Forza Italia.
Anna Maria Parente (Azione-Italia Viva) presidente della Commissione Igiene e Sanità insiste sulla necessità di non sovraffollare gli ospedali rafforzando l’assistenza sul territorio. Rosa Rinaldi (Unione) dice no ad altri disinvestimenti sul Servizio sanitario dopo quelli visti negli anni 2010-19.

TAG: GOVERNO E PARLAMENTO

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