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Governo e Parlamento

09 Giugno 2023

Case comunità potrebbero non essere più finanziate dal PNRR. Ecco le nuove ipotesi

Il governo cambia cavallo, per la sanità territoriale potrebbero essere usati meno fondi europei e più risorse nostrane. In particolare, su 1308 case di comunità e 360 ospedali di comunità ancora da realizzare, 400 unità potrebbero non essere più finanziate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza ma dai fondi per l’edilizia sanitaria


Il governo cambia cavallo, per la sanità territoriale potrebbero essere usati meno fondi europei e più risorse nostrane. In particolare, su 1308 case di comunità e 360 ospedali di comunità ancora da realizzare, 400 unità – di cui 309 Case e 81 Ospedali – potrebbero non essere più finanziate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza ma dai fondi per l’edilizia sanitaria. Il governo Meloni sarebbe avviato ad affidare il 20% delle nuove strutture ai fondi stanziati per la prima volta, in lire, 31 anni fa dalla legge 502/92. Così le risorse europee del Recovery Plan si libererebbero sia per coprire i rincari avvenuti nel 2022 su materiali di costruzione e bollette energetiche sia per assumere il personale che inevitabilmente mancherà all’assistenza territoriale di qui al 2026, date le carenze ed il tasso di pensionamento elevatissimo degli effettivi, medici ed infermieri in primis. Gli investimenti attesi per il personale del territorio si limitano ad oggi ad un fondo della Finanziaria 2023 che sarà finanziato con un miliardo di euro l’anno a partire dal 2025 ed alla possibilità di impiegare molti dei 2,7 miliardi stanziati per il capitolo relativo al potenziamento dell’assistenza domiciliare da estendere a nuovi 800 mila pazienti cronici ultrasessantacinquenni. Da parte loro, per edificare i muri delle nuove strutture, quelle tutte da avviare, le risorse dell’edilizia sanitaria oggi possono contare su quasi 10 miliardi di euro di fondi in conto capitale non spesi: il governo ne parlerà con le Regioni e quindi con l’Unione Europea.

La missione 6 Salute è solo una costola del PNRR. Vale 16 miliardi in tutto, meno di un decimo dei finanziamenti complessivi. Ma è uno dei punti deboli del Recovery Plan italiano. Ad aprile, quando il ministro delle politiche comunitarie Raffaele Fitto ha ereditato il dossier sulle realizzazioni del Piano, era stato speso solo il 6% dei fondi Ue, per la sanità ne era stato speso ancora meno. Ad aprile la Corte dei Conti per la Missione Salute aveva raccomandato al Ministro Schillaci di rivedere le strutture dirigenziali interne preposte ai sottoprogetti e, in caso di inerzia delle regioni nell’attuare il cronoprogramma previsto “in ambito europeo, nazionale o anche solo ministeriale”, di sostituirsi ad esse. Il ministero aveva 30 giorni per rendicontare. In questi 30 giorni, il Governo ha escluso la Corte dei Conti dal sistema di controllo concomitante che prevede il monitoraggio dell’andamento degli investimenti del PNRR in itinere. Ha posto la fiducia, accordata alla Camera, sul Decreto-legge Pubblica Amministrazione in fase di conversione su questa norma e sulla proroga fino a fine giugno del 2024 dello “scudo” che esonera funzionari e dirigenti dalla responsabilità erariale, suscitando polemiche con la Commissione Europea. Intanto, a maggio l’Agenas ha rivendicato una “fetta” di controllo concomitante sugli affari sanitari. È stata proprio l’Agenzia dei Servizi sanitari regionali, nella Relazione conoscitiva sull’ammodernamento del patrimonio edilizio, a ricordare che i finanziamenti all’italiana stanno funzionando meglio di quelli europei.

Le “case” attivate a tutto il 2022 con i fondi del Recovery Plan erano 122 su 1430, mentre quelle previste sulla base di accordi di programma in base ai 30 mila miliardi di lire (15,6 miliardi di euro) ex legge 502 erano 111 su 195. A fine 2022 inoltre era stato attivato solo il 7,1% degli ospedali di comunità previsti dai piani operativi regionali redatti in base al Pnrr; ma erano operativi 3 ospedali su 10 di quelli previsti da accordi extra-PNRR sottoscritti grazie al supporto di fondi regionali e fondi europei di sviluppo regionale. Quanto alle centrali operative territoriali Cot, solo il 2,3% di quelle previste da finanziamenti PNRR era attivo mentre era attiva una Cot su quattro di quelle finanziate extra PNRR. È anche vero che i 15,6 miliardi della legge 502 sono stati stanziati a singhiozzo: c’è stato un black-out tra 2010 e 2019, e devono essere spesi i 5 miliardi erogati dalle Finanziarie tra 2019 e 2022, oltre a 113 milioni per ristrutturare gli ospedali psichiatrici giudiziari. Ma nel fondo ci sarebbero altri 5 miliardi: finanziamenti che passano da accordi di programma tra ministero della Salute e singole regioni e talora si fermano di fronte ad imprevisti, o al fatto che quando è sottoscritto l’accordo la progettazione non è ancora in uno stato avanzato. Con il PNRR allo strumento degli accordi di programma si è sostituito il Contratto istituzionale di sviluppo, ma gli iter non sono cambiati troppo e ora il Governo crede in un’accelerazione di qui al 2026, anno in cui si chiuderà il finanziamento europeo.

TAG: SANITà GOVERNO

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