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Farmaci

17 Aprile 2023

Antibiotico-resistenza, in Europa resta alta. Il rapporto Ecdc fa il punto

La diffusione di batteri resistenti agli antibiotici in Europa resta alta e una quota consistente di malati colpiti da infezioni ha, per questa ragione, limitate opzioni di trattamento. Il fenomeno ha un impatto maggiore nei Paesi dell'Europa meridionale e orientale. Tuttavia, rispetto agli anni passati, si intravede qualche piccolo segnale di miglioramento


La diffusione di batteri resistenti agli antibiotici in Europa resta alta e una quota consistente di malati colpiti da infezioni ha, per questa ragione, limitate opzioni di trattamento. Il fenomeno ha un impatto maggiore nei Paesi dell'Europa meridionale e orientale. Tuttavia, rispetto agli anni passati, si intravede qualche piccolo segnale di miglioramento. Sono queste le tendenze che emergono dal rapporto 'Antimicrobial resistance surveillance in Europe' realizzato dallo European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) e dall'Ufficio europeo dell'Oms.

Il rapporto si riferisce al 2021 e - spiegano gli estensori - le tendenze "variano ampiamente a seconda della specie di batteri, del gruppo di antibiotici e della regione geografica". Pur con una forte variabilità tra i Paesi, in generale, il rapporto fotografa un lieve calo della resistenza tra il 2017 e il 2021 per i batteri Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae (ma solo limitata ad alcuni antibiotici), Pseudomonas aeruginosa e Staphylococcus aureus. Si osserva però un aumento delle percentuali di resistenza ai carbapenemi in K. pneumoniae e Acinetobacter spp. e alla vancomicina di E. faecium. Trend analoghi sono stati osservati in Italia.
Il rapporto rileva, inoltre, gli effetti contrastanti di Covid-19: "durante i primi due anni di pandemia è stata osservata una forte riduzione nel consumo totale di anticorpi per uso sistemico soprattutto nella comunità. I cambiamenti sono stati meno consistenti negli ospedali, con un aumento del consumo di antibiotici di ultima scelta". Inoltre, i ritardi nella diagnosi e nel trattamento dovuti alla pandemia potrebbero aver portato a un maggior numero di trattamenti "a più alto rischio di infezioni con batteri resistenti". Effetto analogo può avere avuto l'alto ricorso alle terapie intensive correlato a Covid.

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